Insieme per il Futuro del Bambini – ANPIL onlus

Sono di ritorno dalla Repubblica Democratica del Congo e con queste poche parole vorrei trasmettervi le numerose sensazioni e sentimenti che ho provato durante il mio soggiorno a Kinshasa.
É stata un’esperienza straordinaria, sono appena tornato, ma il cuore è ancora tra i bambini che ho conosciuto che ci hanno accolto con gioia, felici di sapere che c’è qualcuno che – da qualche parte nel mondo – pensa a loro, crede in loro, dandogli la speranza di un futuro migliore.
Da un’esperienza del genere torni che non sei più la stessa persona. Mentre guardavo fuori dal finestrino dell’aereo, mi sono reso conto che non soltanto l’attività di ANPIL è importante, ma che fare del bene è uno degli obiettivi a cui tutti dovrebbero tendere.
In Congo, come negli altri Paesi che sosteniamo, c’è una situazione di gravissima povertà. Non c’è l’acqua potabile e avere una casa – se di casa si po’ parlare, riferendosi a una baracca di latta, le cui condizioni igieniche non sto a descrivervi – è un lusso.
Ma torniamo al mio viaggio, era un po’ di tempo che pensavo di andare di persona in uno dei paesi in cui ANPIL onlus è impegnata per sostenere dei bambini e la loro formazione.
A Kinshasa ho incontrato tante persone, oltre ai bambini che aiutiamo: i Fratelli delle Scuole Cristiane che con tanta dedizione gestiscono i nostri fondi, gli insegnanti della Scuola St. Georges, impegnati in un compito per niente facile, ma soprattutto, i “nostri ragazzi” e alcuni dei loro nuclei familiari.
L’accoglienza è sempre stata entusiastica. Tutti ci hanno ringraziato per quel facciamo. Perché li aiuta a vivere. Come vi dicevo, è conoscendoli di persona che ho toccato con mano il valore e l’importanza di quello che l’Associazione fa per loro.
In collaborazione con i nostri referenti locali, abbiamo organizzato una grande festa, dove erano presenti i bambini della scuola Saint George e molti dei loro familiari. É stato un bellissimo momento per noi, ma soprattutto per loro che di occasioni di festeggiamento non ne hanno molte.
Ho incontrato anche Paul, oggi 23 enne, studente universitario di successo, che la nostra Associazione sostiene dai tempi dell’orfanotrofio. Non nego di essermi emozionato nel parlare con lui, un ragazzo così serio, coscienzioso, riconoscente di tutte le opportunità che ANPIL è riuscita a dargli.
Paul ha tanta voglia di imparare e la tipica curiosità dei suoi anni, studiare per lui significa poter conoscere il mondo (almeno sui libri), aprire la mente, soddisfare la sua curiosità e rendersi conto che la città in cui vive non è che una parte piccolissima di un mondo molto più vasto, complesso, in continuo sviluppo e movimento.
Smettere di apprendere vorrebbe dire condannare Paul a far coincidere i confini della sua curiosità e della sua mente con quelli del suo paese: bellissimo, ma limitato.
Penso allora a quanti studenti in Italia non si rendono conto della fortuna che hanno. Possono, anzi devono, andare a scuola! E l’istruzione è un diritto stabilito dalla legge!
Purtroppo “l’andare a scuola” viene considerato da noi come una delle tante abitudini o routine che riempiono la nostra vita. Invece dovremmo considerarlo un “dono” che si rinnova ogni giorno e dovremmo apprezzare di più questa grande conquista della scolarizzazione!
Anche la Repubblica Democratica del Congo ha diritto allo stesso sviluppo e a raggiungere lo stesso livello di benessere che oggi abbiamo in Italia.
La strada per arrivarci passa dall’Istruzione e dalla scuola.
Per questo motivo ANPIL onlus è in prima linea promuovendo, da oltre 20 anni, Progetti di Inclusione e Integrazione scolastica, permettendo a tanti bambini, non solo in Congo, di entrare in una classe, sedersi dietro un banco e imparare a “crescere”.
Il futuro del Congo è nelle mani di tanti giovani, che hanno il diritto di sperare in un in futuro migliore.
Vivendo questa esperienza sul campo mi sono reso conto di quanto sia importante per questi bambini frequentare una scuola sicura ed accogliente!
ANPIL onlus ha in cantiere diversi progetti per migliorare i luoghi dove i ragazzi studiano. ANPIL considera questi Progetti di Sviluppo come processi di crescita che hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone alle quali sono rivolti.
Affinché questo sia possibile è necessario che i beneficiari siano coinvolti direttamente e che i risultati ottenuti siano sostenibili nel tempo.
A questo scopo i Progetti devono essere basati sulla partecipazione attiva dei beneficiari. Le persone, indicando i propri bisogni, diventano i veri protagonisti del processo di sviluppo.
In questo modo è possibile garantire l’autodeterminazione delle persone, un intervento sensato e la nascita di dinamiche virtuose che garantiscano un processo sostenibile nel tempo.
L’obiettivo importante di queste azioni è realizzare infatti un miglioramento che permetta ai beneficiari di vedere affermata la propria dignità come esseri umani, il loro diritto allo sviluppo e all’autodeterminazione.
Intervenire per lo sviluppo richiede di instaurare un lungo processo di crescita equo e sostenibile, ma sappiamo che con il vostro aiuto riusciremo a raggiungere ogni obiettivo… piccoli gesti rendono tutto possibile!

Associazione ANPIL onlus
www.anpil.org

La solitudine dell’abbandono non esisterebbe più

Conosco il mondo dell’autismo da non molto…ho visto anch’io quel film, che racconta di uno di loro, Ray man con Dustin Hoffman. Ma nonostante la bella storia per molti rimane comunque una sindrome poco conosciuta: il loro codice di comunicazione è “semplicemente” diverso dal nostro ma non è vero che non provano emozioni, sentimenti o che siano totalmente incapaci di relazioni e comunicazioni. Non è vero che sono indifferenti o pericolosi: faticano molto a gestire ”fluidamente” quel complesso mondo di emozioni, simboli, cognizioni e percezioni che caratterizza attimo dopo attimo il nostro esistere. Le persone con autismo desiderano avere un contatto con noi ma non dispongono delle abilità necessarie per riuscire a stabilirlo, e allora chi queste abilità le possiede deve costruire quei ponti attraverso i quali è possibile incontrarsi e condividere le esperienze della vita. Questa è la mia sfida…ma lo è anche di chi, prima e più di me, per dare un futuro ai suoi bambini , che oggi sono uomini, ha avuto il coraggio, di combattere con determinazione e costanza i pregiudizi su una malattia che spaventa per l’imprevedibilità dei comportamenti ma soprattutto perché la si conosce poco e …..quel che non si conosce sappiamo che fa paura! Ma gli ottimi risultati ottenuti dalle diverse esperienze di vita vera , dai camp estivi in una struttura pubblica al viaggio in Sicilia, dall’aiuto nella conduzione di un pattino dromo alla loro costante presenza nelle attività lavorative di un centro sportivo, ci danno la forza per continuare questa nostra avventura e di sostenere che la vera inclusione sociale è fatta di queste occasioni, che se giustamente valorizzate possono diventare volano per accrescere la loro autonomia lavorativa e per sperare in un futuro di vita indipendente.
E’ una sfida che richiede energia, tempo, impegno e dedizione ma che affrontiamo quotidianamente grazie a chi crede nel nostro progetto e perchè nonostante siano “ragazzoni” forti e che possano sembrare pericolosi, sono anche anime pure, intatte, spesso spaventate e indifese alla mercè di un mondo che, anzichè prendersene cura, li relega ad una vita chiusa, senza opportunità, segnata dalla nascita. Ma se riesci a stabilire un “contatto”, puoi solo rimanere affascinata dalla loro magia … dal loro “mondo”.
Non è semplice… ma grazie a chi fino ad oggi ci ha sostenuto, abbiamo costruito le fondamenta di un progetto e vogliamo ancora fantasticare, pensando e sperando che quel ponte tra noi e loro non diventi l’ennesima opera incompiuta figlia di funzionari pubblici e politici ottusi. Speriamo e vogliamo che questo progetto possa diventare il vero e giusto mezzo per concretizzare il desiderio di una solidale convivenza dove ogni pensiero diventa importante e i sentimenti scorrono liberi e sinceri.
La solitudine dell’abbandono non esisterebbe più.

La storia di Elena…

Elena è una bambina di 12 anni, è nata con la malformazione più comune agli arti inferiori chiamata piede torto. Lei è una dei circa 200000 bambini che ogni anno nascono nel mondo affetti da questa malformazione di origine genetica, in cui uno o entrambi i piedini sono rivolti verso l’interno in forme più o meno gravi. Quando è nata Elena i genitori erano già preparati nell’affrontare la patologia perché anche il papà e lo zio hanno avuto lo stesso problema e sono stati efficacemente curati tanti anni prima. Elena è stata una dei tanti bambini malcurati, bambini che non hanno avuto la fortuna di incontrare ortopedici capaci di applicare l’unica metodica riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in grado di curare in maniera efficace, senza operazioni chirurgiche e a un costo irrisorio questa grave malformazione. La patologia del piede torto si cura con il metodo Ponseti, che consiste in 4-5 gessetti, un’ incisione al tendine di Achille che non lascia cicatrice e un tutore prevalentemente notturno da usare per 5 anni. Alla fine del trattamento i piedi sono esattamente come quelli di ogni altro bambino, elastici e funzionali. Elena non è stata seguita con questa metodica, malgrado le rassicurazioni del medico che per primo l’ha presa in cura. Ha delle lunghe e brutte cicatrici che le deformano i piedi, è stata riconosciuta invalida per 10 anni in quanto non riusciva a camminare e tantomeno a correre. La sua infanzia è stata un susseguirsi di gessi, operazioni, fisioterapie costanti, bendaggi ai piedi etc. I genitori di Elena hanno scoperto nel tempo che un piede torto, anche se grave, si raddrizza in meno di un mese. Affidarsi al medico giusto è fondamentale per la riuscita della cura, per questo è stata fondata l’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PIEDE TORTO CONGENITO, perché non ci siano più bambini che debbano soffrire ed essere invalidati per questa patologia. Quando è nata Elena le informazioni sul metodo Ponseti erano scarse, ginecologi o pediatri non danno, ancor oggi, alcun aiuto per quanto riguarda il metodo di cura, non dicono a chi rivolgersi etc. L’unico sostegno che hanno ricevuto i genitori di Elena è stato il passaparola di altri genitori conosciuti tramite la rete internet. Non erano più soli perché il loro problema era comune a tante altre famiglie. Confrontando le varie esperienze i genitori di Elena hanno visto e toccato con mano cosa significa affidarsi allo specialista preparato. Oggi l’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PIEDE TORTO CONGENITO è un riferimento importante per quanto riguarda il metodo Ponseti e la cura di questa patologia. Grazie al lavoro volontario di migliaia di famiglie, attualmente in rete si possono trovare tutte le informazioni per affidare il proprio figlio solo ai medici che applicano correttamente la metodica Ponseti. Elena oggi gioca a pallavolo, ha iniziato a camminare e finalmente a correre, indossa da qualche mese scarpe normali e ciabatte infradito, questo grazie a un grande medico “Ponsetiano” che è riuscito a salvarla dall’invalidità. L’associazione dei genitori è impegnata quotidianamente nel supportare le famiglie dove ci sia un caso di piede torto. Ogni bambino che nasce con questa patologia deve avere la possibilità di essere curato con la metodica Ponseti, applicata solo da quei medici certificati e segnalati dai genitori. Non devono più esserci altri bambini invalidi a seguito di cure superficiali o errate. L’associazione è anche un supporto per tutte quelle famiglie che risiedono lontane dai centri di cura dove si usa il metodo Ponseti. Aiutate a diffondere l’informazione sul piede torto e a sostenere, con il Vostro contributo, questa associazione. Tante famiglie devono spostarsi dalla propria regione per affidarsi ai medici competenti, e spesso non possono affrontare i costi necessari. Guarire oggi si può, con l’informazione e il metodo Ponseti.

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