1 Caffè – il blog http://blog.1caffe.org Il miglior modo per iniziare la giornata Fri, 23 Jun 2017 10:27:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.4.10 Equovento Onlus si racconta! http://blog.1caffe.org/2017/06/23/equovento-onlus-si-racconta/ http://blog.1caffe.org/2017/06/23/equovento-onlus-si-racconta/#respond Fri, 23 Jun 2017 10:26:16 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1674 L’inizio del 2015 l’ho passato in Iran. Seduta sui tappeti in un giardino interno di un palazzo di Esfahan Valeria di Roma mi racconta di suo figlio Carlo che ha fondato insieme a tre amici Equoevento Onlus. Raccolgono le eccedenze … Continua a leggere

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L’inizio del 2015 l’ho passato in Iran. Seduta sui tappeti in un giardino interno di un palazzo di Esfahan Valeria di Roma mi racconta di suo figlio Carlo che ha fondato insieme a tre amici Equoevento Onlus.

Raccolgono le eccedenze alimentari dagli eventi e le portano alle mense dei poveri.

E’ un’idea talmente semplice che le chiedo, ma non viene già fatto?
No, non viene fatto.

La gestione dell’alimento cucinato, in linea con la normativa Haccp è tutt’altro che scontata. La Onlus copre proprio questo segmento di lotta allo spreco. La mia vita professionale mi ha fatto vivere diversi eventi, conosco bene i numeri delle cene di gala e la mole di cibo che viene gestita in queste situazioni.
La semplicità dell’idea mi colpisce così tanto che le dico, se per caso i ragazzi di Equoevento volessero aprire a Torino, fammi chiamare. Magari posso dare una mano.

Ed è così che ho conosciuto Carlo, Giulia e Francesco, tra diversi viaggi Roma – Torino per lavoro e ore di skype call. Da quella tazza di tè iraniano le coincidenze e gli incastri di vite si sono susseguiti velocemente.

Ma niente sarebbe potuto succedere se Cristina, Chiara e Pamela non avessero voluto affiancarsi a me in questa avventura.

Come nell’esperienza romana anche quella di Equoevento Torino parte da quattro amiche che dall’autunno del 2015 hanno iniziato a lavorare a tutto quelle che poteva servire per implementare la Onlus in città.

Il primo evento è stato a gennaio 2016. Ad una cena di gala di un congresso, dei seicento invitati confermati cento non si sono presentati. I cuochi ci portano dentro la cucina temporanea e ci mostrano dodici filetti interi di fassone, non serviti, non ancora affettati, pronti e cotti al punto giusto. Il profumo di buono si sprigionava da quelle vaschette mentre la testa cercava di ricordarsi il prezzo al chilo del filetto.
Un filetto pulito intero pronto per essere cotto mediamente pesa tre kili. Ne abbiamo recuperati dodici. Circa trentasei kili di carne dal valore di quarantacinque euro al kilo. Si tratta di quasi milleseicento euro di carne. Carne che è esattamente la cosa più onerosa e rara nelle mense che quotidianamente lottano per fornire la maggior quantità possibile di cibo alle persone che si rivolgono a loro.
Da allora alla squadra di Equoevento si sono aggiunti undici volontari e stiamo lavorando per fare conoscere la nostra attività e riuscire a recuperare quanto più cibo possibile dai numerosi eventi che ci sono in città.

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Insieme per il Futuro del Bambini – ANPIL onlus http://blog.1caffe.org/2017/06/08/insieme-futuro-del-bambini-anpil-onlus/ http://blog.1caffe.org/2017/06/08/insieme-futuro-del-bambini-anpil-onlus/#respond Wed, 07 Jun 2017 22:08:45 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1599 Sono di ritorno dalla Repubblica Democratica del Congo e con queste poche parole vorrei trasmettervi le numerose sensazioni e sentimenti che ho provato durante il mio soggiorno a Kinshasa. É stata un’esperienza straordinaria, sono appena tornato, ma il cuore è … Continua a leggere

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Sono di ritorno dalla Repubblica Democratica del Congo e con queste poche parole vorrei trasmettervi le numerose sensazioni e sentimenti che ho provato durante il mio soggiorno a Kinshasa.
É stata un’esperienza straordinaria, sono appena tornato, ma il cuore è ancora tra i bambini che ho conosciuto che ci hanno accolto con gioia, felici di sapere che c’è qualcuno che – da qualche parte nel mondo – pensa a loro, crede in loro, dandogli la speranza di un futuro migliore.
Da un’esperienza del genere torni che non sei più la stessa persona. Mentre guardavo fuori dal finestrino dell’aereo, mi sono reso conto che non soltanto l’attività di ANPIL è importante, ma che fare del bene è uno degli obiettivi a cui tutti dovrebbero tendere.
In Congo, come negli altri Paesi che sosteniamo, c’è una situazione di gravissima povertà. Non c’è l’acqua potabile e avere una casa – se di casa si po’ parlare, riferendosi a una baracca di latta, le cui condizioni igieniche non sto a descrivervi – è un lusso.
Ma torniamo al mio viaggio, era un po’ di tempo che pensavo di andare di persona in uno dei paesi in cui ANPIL onlus è impegnata per sostenere dei bambini e la loro formazione.
A Kinshasa ho incontrato tante persone, oltre ai bambini che aiutiamo: i Fratelli delle Scuole Cristiane che con tanta dedizione gestiscono i nostri fondi, gli insegnanti della Scuola St. Georges, impegnati in un compito per niente facile, ma soprattutto, i “nostri ragazzi” e alcuni dei loro nuclei familiari.
L’accoglienza è sempre stata entusiastica. Tutti ci hanno ringraziato per quel facciamo. Perché li aiuta a vivere. Come vi dicevo, è conoscendoli di persona che ho toccato con mano il valore e l’importanza di quello che l’Associazione fa per loro.
In collaborazione con i nostri referenti locali, abbiamo organizzato una grande festa, dove erano presenti i bambini della scuola Saint George e molti dei loro familiari. É stato un bellissimo momento per noi, ma soprattutto per loro che di occasioni di festeggiamento non ne hanno molte.
Ho incontrato anche Paul, oggi 23 enne, studente universitario di successo, che la nostra Associazione sostiene dai tempi dell’orfanotrofio. Non nego di essermi emozionato nel parlare con lui, un ragazzo così serio, coscienzioso, riconoscente di tutte le opportunità che ANPIL è riuscita a dargli.
Paul ha tanta voglia di imparare e la tipica curiosità dei suoi anni, studiare per lui significa poter conoscere il mondo (almeno sui libri), aprire la mente, soddisfare la sua curiosità e rendersi conto che la città in cui vive non è che una parte piccolissima di un mondo molto più vasto, complesso, in continuo sviluppo e movimento.
Smettere di apprendere vorrebbe dire condannare Paul a far coincidere i confini della sua curiosità e della sua mente con quelli del suo paese: bellissimo, ma limitato.
Penso allora a quanti studenti in Italia non si rendono conto della fortuna che hanno. Possono, anzi devono, andare a scuola! E l’istruzione è un diritto stabilito dalla legge!
Purtroppo “l’andare a scuola” viene considerato da noi come una delle tante abitudini o routine che riempiono la nostra vita. Invece dovremmo considerarlo un “dono” che si rinnova ogni giorno e dovremmo apprezzare di più questa grande conquista della scolarizzazione!
Anche la Repubblica Democratica del Congo ha diritto allo stesso sviluppo e a raggiungere lo stesso livello di benessere che oggi abbiamo in Italia.
La strada per arrivarci passa dall’Istruzione e dalla scuola.
Per questo motivo ANPIL onlus è in prima linea promuovendo, da oltre 20 anni, Progetti di Inclusione e Integrazione scolastica, permettendo a tanti bambini, non solo in Congo, di entrare in una classe, sedersi dietro un banco e imparare a “crescere”.
Il futuro del Congo è nelle mani di tanti giovani, che hanno il diritto di sperare in un in futuro migliore.
Vivendo questa esperienza sul campo mi sono reso conto di quanto sia importante per questi bambini frequentare una scuola sicura ed accogliente!
ANPIL onlus ha in cantiere diversi progetti per migliorare i luoghi dove i ragazzi studiano. ANPIL considera questi Progetti di Sviluppo come processi di crescita che hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone alle quali sono rivolti.
Affinché questo sia possibile è necessario che i beneficiari siano coinvolti direttamente e che i risultati ottenuti siano sostenibili nel tempo.
A questo scopo i Progetti devono essere basati sulla partecipazione attiva dei beneficiari. Le persone, indicando i propri bisogni, diventano i veri protagonisti del processo di sviluppo.
In questo modo è possibile garantire l’autodeterminazione delle persone, un intervento sensato e la nascita di dinamiche virtuose che garantiscano un processo sostenibile nel tempo.
L’obiettivo importante di queste azioni è realizzare infatti un miglioramento che permetta ai beneficiari di vedere affermata la propria dignità come esseri umani, il loro diritto allo sviluppo e all’autodeterminazione.
Intervenire per lo sviluppo richiede di instaurare un lungo processo di crescita equo e sostenibile, ma sappiamo che con il vostro aiuto riusciremo a raggiungere ogni obiettivo… piccoli gesti rendono tutto possibile!

Associazione ANPIL onlus
www.anpil.org

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La solitudine dell’abbandono non esisterebbe più http://blog.1caffe.org/2017/05/17/la-solitudine-dellabbandono-non-esisterebbe-piu/ Wed, 17 May 2017 12:59:15 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1565 Conosco il mondo dell’autismo da non molto…ho visto anch’io quel film, che racconta di uno di loro, Ray man con Dustin Hoffman. Ma nonostante la bella storia per molti rimane comunque una sindrome poco conosciuta: il loro codice di comunicazione … Continua a leggere

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Conosco il mondo dell’autismo da non molto…ho visto anch’io quel film, che racconta di uno di loro, Ray man con Dustin Hoffman. Ma nonostante la bella storia per molti rimane comunque una sindrome poco conosciuta: il loro codice di comunicazione è “semplicemente” diverso dal nostro ma non è vero che non provano emozioni, sentimenti o che siano totalmente incapaci di relazioni e comunicazioni. Non è vero che sono indifferenti o pericolosi: faticano molto a gestire ”fluidamente” quel complesso mondo di emozioni, simboli, cognizioni e percezioni che caratterizza attimo dopo attimo il nostro esistere. Le persone con autismo desiderano avere un contatto con noi ma non dispongono delle abilità necessarie per riuscire a stabilirlo, e allora chi queste abilità le possiede deve costruire quei ponti attraverso i quali è possibile incontrarsi e condividere le esperienze della vita. Questa è la mia sfida…ma lo è anche di chi, prima e più di me, per dare un futuro ai suoi bambini , che oggi sono uomini, ha avuto il coraggio, di combattere con determinazione e costanza i pregiudizi su una malattia che spaventa per l’imprevedibilità dei comportamenti ma soprattutto perché la si conosce poco e …..quel che non si conosce sappiamo che fa paura! Ma gli ottimi risultati ottenuti dalle diverse esperienze di vita vera , dai camp estivi in una struttura pubblica al viaggio in Sicilia, dall’aiuto nella conduzione di un pattino dromo alla loro costante presenza nelle attività lavorative di un centro sportivo, ci danno la forza per continuare questa nostra avventura e di sostenere che la vera inclusione sociale è fatta di queste occasioni, che se giustamente valorizzate possono diventare volano per accrescere la loro autonomia lavorativa e per sperare in un futuro di vita indipendente.
E’ una sfida che richiede energia, tempo, impegno e dedizione ma che affrontiamo quotidianamente grazie a chi crede nel nostro progetto e perchè nonostante siano “ragazzoni” forti e che possano sembrare pericolosi, sono anche anime pure, intatte, spesso spaventate e indifese alla mercè di un mondo che, anzichè prendersene cura, li relega ad una vita chiusa, senza opportunità, segnata dalla nascita. Ma se riesci a stabilire un “contatto”, puoi solo rimanere affascinata dalla loro magia … dal loro “mondo”.
Non è semplice… ma grazie a chi fino ad oggi ci ha sostenuto, abbiamo costruito le fondamenta di un progetto e vogliamo ancora fantasticare, pensando e sperando che quel ponte tra noi e loro non diventi l’ennesima opera incompiuta figlia di funzionari pubblici e politici ottusi. Speriamo e vogliamo che questo progetto possa diventare il vero e giusto mezzo per concretizzare il desiderio di una solidale convivenza dove ogni pensiero diventa importante e i sentimenti scorrono liberi e sinceri.
La solitudine dell’abbandono non esisterebbe più.

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La storia di Elena… http://blog.1caffe.org/2017/05/04/la-storia-elena/ Thu, 04 May 2017 21:48:46 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1509 Elena è una bambina di 12 anni, è nata con la malformazione più comune agli arti inferiori chiamata piede torto. Lei è una dei circa 200000 bambini che ogni anno nascono nel mondo affetti da questa malformazione di origine genetica, … Continua a leggere

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Elena è una bambina di 12 anni, è nata con la malformazione più comune agli arti inferiori chiamata piede torto. Lei è una dei circa 200000 bambini che ogni anno nascono nel mondo affetti da questa malformazione di origine genetica, in cui uno o entrambi i piedini sono rivolti verso l’interno in forme più o meno gravi. Quando è nata Elena i genitori erano già preparati nell’affrontare la patologia perché anche il papà e lo zio hanno avuto lo stesso problema e sono stati efficacemente curati tanti anni prima. Elena è stata una dei tanti bambini malcurati, bambini che non hanno avuto la fortuna di incontrare ortopedici capaci di applicare l’unica metodica riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in grado di curare in maniera efficace, senza operazioni chirurgiche e a un costo irrisorio questa grave malformazione. La patologia del piede torto si cura con il metodo Ponseti, che consiste in 4-5 gessetti, un’ incisione al tendine di Achille che non lascia cicatrice e un tutore prevalentemente notturno da usare per 5 anni. Alla fine del trattamento i piedi sono esattamente come quelli di ogni altro bambino, elastici e funzionali. Elena non è stata seguita con questa metodica, malgrado le rassicurazioni del medico che per primo l’ha presa in cura. Ha delle lunghe e brutte cicatrici che le deformano i piedi, è stata riconosciuta invalida per 10 anni in quanto non riusciva a camminare e tantomeno a correre. La sua infanzia è stata un susseguirsi di gessi, operazioni, fisioterapie costanti, bendaggi ai piedi etc. I genitori di Elena hanno scoperto nel tempo che un piede torto, anche se grave, si raddrizza in meno di un mese. Affidarsi al medico giusto è fondamentale per la riuscita della cura, per questo è stata fondata l’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PIEDE TORTO CONGENITO, perché non ci siano più bambini che debbano soffrire ed essere invalidati per questa patologia. Quando è nata Elena le informazioni sul metodo Ponseti erano scarse, ginecologi o pediatri non danno, ancor oggi, alcun aiuto per quanto riguarda il metodo di cura, non dicono a chi rivolgersi etc. L’unico sostegno che hanno ricevuto i genitori di Elena è stato il passaparola di altri genitori conosciuti tramite la rete internet. Non erano più soli perché il loro problema era comune a tante altre famiglie. Confrontando le varie esperienze i genitori di Elena hanno visto e toccato con mano cosa significa affidarsi allo specialista preparato. Oggi l’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PIEDE TORTO CONGENITO è un riferimento importante per quanto riguarda il metodo Ponseti e la cura di questa patologia. Grazie al lavoro volontario di migliaia di famiglie, attualmente in rete si possono trovare tutte le informazioni per affidare il proprio figlio solo ai medici che applicano correttamente la metodica Ponseti. Elena oggi gioca a pallavolo, ha iniziato a camminare e finalmente a correre, indossa da qualche mese scarpe normali e ciabatte infradito, questo grazie a un grande medico “Ponsetiano” che è riuscito a salvarla dall’invalidità. L’associazione dei genitori è impegnata quotidianamente nel supportare le famiglie dove ci sia un caso di piede torto. Ogni bambino che nasce con questa patologia deve avere la possibilità di essere curato con la metodica Ponseti, applicata solo da quei medici certificati e segnalati dai genitori. Non devono più esserci altri bambini invalidi a seguito di cure superficiali o errate. L’associazione è anche un supporto per tutte quelle famiglie che risiedono lontane dai centri di cura dove si usa il metodo Ponseti. Aiutate a diffondere l’informazione sul piede torto e a sostenere, con il Vostro contributo, questa associazione. Tante famiglie devono spostarsi dalla propria regione per affidarsi ai medici competenti, e spesso non possono affrontare i costi necessari. Guarire oggi si può, con l’informazione e il metodo Ponseti.

www.ilpiedetorto.it
www.piede-torto.it

facebook: https://www.facebook.com/groups/piedetorto
https://www.facebook.com/groups/piedetortocongenito
https://www.facebook.com/groups/adultiragazziptc
https://www.facebook.com/Associazioneitalianapiedetorto

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I messaggeri della speranza si raccontano! http://blog.1caffe.org/2017/04/23/messaggeri-della-speranza-si-raccontano/ Sun, 23 Apr 2017 16:11:12 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1505 Quando un po’ di anni fa andai a trovare degli amici missionari nel Centro Africa, percorrendo in auto una via asfaltata e di importante collegamento, fui sorpreso nel vedere un numero esagerato di bambini sbucare all’improvviso dalla boscaglia che costeggiava … Continua a leggere

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Quando un po’ di anni fa andai a trovare degli amici missionari nel Centro Africa, percorrendo in auto una via asfaltata e di importante collegamento, fui sorpreso nel vedere un numero esagerato di bambini sbucare all’improvviso dalla boscaglia che costeggiava la strada. Era semplicemente il momento in cui almeno 200 bambini uscivano da scuola a metà pomeriggio. Tutti belli e sorridenti, non vestiti del tutto bene, scalzi, ma dai loro occhi sprizzava tanta gioia e felicità. Era la scuola di un piccolo villaggio: pochi adulti ma tanti bambini.

Sono i bimbi dell’Africa, che tutti vediamo nelle pubblicità alla tv, scuri di carnagione, a volte mal nutriti, che mettono in crisi il nostro modus vivendi e che per i quali sei ben disposto ad aprire il portafogli per lasciare quelle briciole che in tasca disturbano ma che mettono apposta l’anima.

Quando questi bimbi che tanto hanno intenerito i nostri cuori, cominciano ad avere 17, 18 anni, belli, snelli, aitanti, non impietosiscono più e per questi facciamo fatica a tirare fuori 1 solo euro.

Fu una esperienza toccante quando, durante una festa di giovani, mi trovai sul fuoristrada attorniato da una marea di ragazzi incuriositi nel vedere un gruppo di “bianchi”. Uno di loro insistentemente mi continuare a spiaccicare una parola che per me risultava incomprensibile. Non capivo se fosse in lingua inglese, francese, suaili, kirundi: questa parola mi suonava così: “Bik”. Ma cosa vorrai mai dirmi? Un amico di viaggio mi suggerì che forse poteva alludere ad una penna biro. Così estrai dalla mia borsa una penna e gliela porsi. Questo bel giovane, prese la penna e scappò a gambe levate, pieno di gioia, come se gli avessi regalato un lingotto d’oro. Rimasi sbigottito: non mi chiese la maglietta del calciatore famoso, non mi chiese un pallone per giocare a calcio, ma mi chiese solamente una stupida penna!!

Il pensiero mi è andato nel considerare che questi giovani “neri”non hanno nulla di diverso dai nostri giovani “bianchi”: entrambi questi colori rappresentano il futuro del mondo per il quale tutti vorremmo fare qualcosa x migliorarlo.

Compresi ancora più visibilmente che la felicità non sta nei soldi ma nel saper gioire di quello che si hai, poco o tanto che sia.

Così ragionando con altri amici, ci siamo chiesti se non potevamo fare qualcosa per aiutare questi giovani, siano essi di colore “bianco” o “nero”.
Abbiamo così dato vita ad una onlus con lo scopo di aiutare questi ad inserirsi nel mondo del lavoro o per proseguire negli studi universitari.

Avevamo ben capito che non potevamo aiutare tutto il mondo, ma la nostra intenzione fu quella di seminare la speranza laddove avevamo delle conoscenze. Così in Burundi, in Togo, in Bolivia, in Israele abbiamo sostenuto i giovani meno abbienti a frequentare l’università o ad avviare delle cooperative di lavoro.

Grazie all’aiuto di molti amici, ha preso avvio questa meravigliosa avventura che oggi continua anche nel seguire i giovani rinchiusi in carcere.

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L’associazione Fortis si racconta… http://blog.1caffe.org/2017/03/24/lassociazione-fortis-si-racconta/ Fri, 24 Mar 2017 07:57:42 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1450 Sostenere qualcuno attraverso la valorizzazione di un progetto che abbia un forte impatto sociale e solidale è qualcosa che riesce a rimetterti in ordine la vita. Sei in piedi sul trampolino del volontariato e hai quasi paura a buttarti. Quando … Continua a leggere

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Sostenere qualcuno attraverso la valorizzazione di un progetto che abbia un forte impatto sociale e solidale è qualcosa che riesce a rimetterti in ordine la vita. Sei in piedi sul trampolino del volontariato e hai quasi paura a buttarti. Quando però sei completamente immerso capisci quanto fare qualcosa di concreto per gli altri – siano essi bambini oncologici, detenuti o giovani in cerca di un’opportunità – sia in realtà un gesto che ti riconcilia con il mondo. Sono queste le percezioni che ci hanno spinto a creare Fortis, associazione di promozione sociale che accompagna realtà impegnate nel volontariato nella talvolta difficile realizzazione di percorsi solidali e di inclusione sociale. La nostra prima esperienza ci ha visti impegnati a sostegno dell’associazione “Arcobaleno Marco Iagulli”. Insieme realizziamo corsi di clown-terapia, uno strumento utile a favorire il processo di guarigione che riesce a rendere meno traumatico il periodo di degenza in ospedale, soprattutto per pazienti oncologici. Insieme formiamo volontari che aiutano a portare allegria e spensieratezza nei reparti pediatrici. Con il tempo abbiamo rafforzato la nostra rete riuscendo a inserire tra i nostri “amici” l’associazione “Mi girano le ruote” con cui stiamo realizzando “Diversamente Liberi”, un programma che disegna un percorso a sostegno del reinserimento socio-lavorativo dei giovani detenuti che stanno giungendo a fine pena. L’ultima arrivata in “casa Fortis” è l’associazione “Avalon” che invece attraverso “Sviluppo Giovane” vuol rappresentare un supporto per gli under 35 tramite affiancamenti specifici al fine di orientarli nel mondo del lavoro autonomo. Questi sono solo tre dei numerosi progetti che negli anni abbiamo sostenuto e che, speriamo, continueremo ad accompagnare. Perché il volontariato non è un impegno a cui assolvere, rappresenta invece un’opportunità: quella di aiutare qualcuno ma soprattutto di avere il privilegio d’affacciarsi a una finestra che ti mostra le cose davvero belle del mondo.

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Un volontario di voce amica http://blog.1caffe.org/2017/03/16/un-volontario-voce-amica/ Thu, 16 Mar 2017 09:56:51 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1430 In pensione da quindici mesi, decido di accantonare l’idea di collaborare ancora col mio socio. Sono ancora ricco di energie e voglia di fare; perché non mettere a disposizione parte del mio tempo libero a qualcuno che può avere bisogno. … Continua a leggere

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In pensione da quindici mesi, decido di accantonare l’idea di collaborare ancora col mio socio. Sono ancora ricco di energie e voglia di fare; perché non mettere a disposizione parte del mio tempo libero a qualcuno che può avere bisogno. Mi soffermo ed analizzo le mie caratteristiche, conscio anche che i miei anni sono avanzati e che le energie non sono più quelle di una volta. Opto quindi per una attività di telefono d’ascolto. So entrare facilmente in empatia col mio prossimo, sono un ottimista per natura, so ascoltare e, se necessario, ho una discreta dialettica. Voglio mettermi alla prova con l’entusiasmo di un ragazzino che ha appena ricevuto un gioco nuovo. VOCE AMICA, dopo un colloquio, mi invita a seguire un corso di due mesi, affiancato da persone già operanti da anni e da specialisti. Mi rendo conto ben presto di avere fatto la scelta giusta. Avevo sempre pensato che, chi telefona ad un servizio come questo, potessero essere soprattutto persone anziane, sole e desiderose di sentire una voce amica con cui scambiare due chiacchiere, desiderose di raccontare dei propri disagi, delle proprie angosce e del proprio vissuto. Di queste, solo un piccolo numero A maggio 2015 arriva il momento atteso: incomincio ad operare da solo. Non ho alcun timore di non farcela! Coloro che chiamano sono persone piuttosto eterogenee, chi con problemi di identità sessuale, chi con problemi sessuali o problemi depressivi, di ipocondria, di rapporto con gli altri (familiari e/o esterni), chi anche col desiderio di scambiare solo due chiacchiere. I volontari ascoltano sempre con la stessa attenzione e la stessa disponibilità, come se fosse la prima volta. Chi chiama non si sentirà mai dire “ me l’hai già detto!”, se avesse chiamato altre volte, oppure “hai già chiamato ieri”! Rispondiamo sempre “pronto”, ma mai “chi parla”, sempre che non sia l’appellante a volerci dire il suo nome. Riconosciamo a tutti il diritto dell’anonimato, come è anonima la voce del volontario che risponde. Anonima, ma mai estranea e indifferente alle problematiche che si presentano. Noi volontari offriamo il nostro servizio tutti i giorni dell’anno (Natale, Pasqua, Capodanno e Ferragosto compresi) e ci autofinanziamo. Auspichiamo a volte anche piccoli aiuti finanziari per poter far fronte alle spese vive dell’Associazione, per migliorare la nostra professionalità attraverso corsi di formazione e poter far fronte alla pubblicità per avere l’adesione di nuovi volontari. Il nostro obiettivo è quello di avere più linee telefoniche, quindi più volontari in aggiunta alla quarantina già esistente. Le telefonate in arrivo da ogni parte d’Italia sono sempre più numerose. Questa mia è un’esperienza molto impegnativa e arricchente che consiglio a tanti. Nel momento in cui alzo il telefono, mi calo completamente nella realtà di chi chiama, senza esprimere giudizi e senza dare consigli, accettando tutti incondizionatamente. Bisogna sempre ricaricarsi per essere sempre nella massima disponibilità. Dopo quattro ore, sicuramente faticose, è opportuno sgomberare la testa, per non portarsi a casa le sofferenze altrui. Credetemi, non c’è migliore gratificazione che quella di sentirci ringraziare per il tempo dedicato e per il fatto che offriamo loro il nostro ascolto.

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Mariella Falsini, Presidente dell’Associazione, presenta Perle Onlus http://blog.1caffe.org/2017/02/15/mariella-falsini-presidente-dellassociazione-presenta-perle-onlus/ Wed, 15 Feb 2017 08:11:32 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1341 Perle nacque nel 2004, da un dolore terribile, ma con la consapevolezza che sia possibile fare qualcosa, quel qualcosa che all’epoca in pochi riuscivano a trovare, non foss’altro che il semplice ascolto e la comprensione. Perle perché lo avevo promesso … Continua a leggere

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Perle nacque nel 2004, da un dolore terribile, ma con la consapevolezza che sia possibile fare qualcosa, quel qualcosa che all’epoca in pochi riuscivano a trovare, non foss’altro che il semplice ascolto e la comprensione.

Perle perché lo avevo promesso ad alcune ragazze affette da DCA e conosciute nella struttura dove mia figlia aveva subito diversi ricoveri.
Queste ragazze avevano “costruito” un giornalino, e nella pagina iniziale di questo giornalino c’era disegnata una conchiglia con la scritta “ quelli che cambiano”.
Perle perché ogni persona è una gemma preziosa, unica … e le persone affette dai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono come perle: chicchi di sabbia che si trasformano in pietre preziose dopo che hanno ricevuto amore, aiuto, comprensione, rispetto, fiducia da parte di tutti … e percorsi assistenziali reali e appropriati.
Sia per le creature che ne soffrono che per i loro familiari.
Ad oggi siamo ancora al fianco dell’AUSL9 area vasta e più che mai continuiamo a lottare.
Ad oggi abbiamo formato con spese a nostro carico in totale circa 55 tra volontari e operatori, di cui 20 hanno conseguito il master sui DCA a Todi.
Ad oggi organizziamo convegni, corsi di formazione, corsi di prevenzione nelle scuole, corsi di sensibilizzazione e….accogliamo persone che chiedono aiuto e i loro familiari, tutti i giorni, senza mai mancarne uno.
Ad oggi è più vicino il traguardo per il centro residenziale.
I lavori sono iniziati il 5 settembre 2016.

Mariella Falsini
Presidente Perle Onlus

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La Stravaganza Onlus si racconta http://blog.1caffe.org/2017/02/12/la-stravaganza-onlus-si-racconta/ Sun, 12 Feb 2017 16:33:42 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1328 Spesso si parla di magia del teatro, di magia del palcoscenico… beh, nessuno, quanto noi, può dire quanto questa magia sia vera. Quando ci esprimiamo di corsa, diciamo che facciamo teatro “con i disabili”. E’ un’affermazione che si avvicina alla … Continua a leggere

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Spesso si parla di magia del teatro, di magia del palcoscenico… beh, nessuno, quanto noi, può dire quanto questa magia sia vera.

Quando ci esprimiamo di corsa, diciamo che facciamo teatro “con i disabili”.

E’ un’affermazione che si avvicina alla realtà, ma non è sicuramente precisa.

Certo, facciamo laboratori teatrali a cui hanno accesso persone portatrici di diversi tipi di disagio (psichico, psicofisico e sociale), ma non esiste di fatto una netta divisione tra chi è “ufficialmente” definito in quel modo e chi non lo è.

La nostra associazione (che si è avvalsa della genialità di Denis Gaita e ora continua nel proprio meraviglioso percorso grazie allo splendido lavoro di Sebastiano Filocamo) ha attraversato diverse fasi e momenti storici e noi scegliamo di parlare di quest’ultimo momento: quello che stiamo ancora vivendo.

Il tutto è iniziato con De Andrè.

Lo amavamo in tanti, all’interno del nostro gruppo, e, nel 2010, siamo riusciti a portare in scena 11 sue canzoni rilette in chiave di denuncia sociale e diritti civili.

Abbiamo debuttato proprio il 18 febbraio (il Faber compiva 70 anni).

In platea, davanti a noi, Dori Ghezzi e Luvi De Andrè.

Nonostante qualcosa fosse andato storto (non sono partiti i video che erano parte integrante del nostro spettacolo, “Ostinati e contrari. La profezia delle onde.”), la serata è stata magica.

Il pubblico, in silenzio fino al dissolvimento nell’aria dell’ultima nota, dell’ultima parola letta fuori scena, è esploso in un applauso entusiasta.

Dori Ghezzi è salita sul palco con noi, ha abbracciato i nostri ragazzi e ha parlato di noi la domenica successiva in un programma televisivo di grande ascolto.

Potrà sembrare ora che il nostro obbiettivo sia il perseguimento di un successo, di una qualche notorietà, e invece no.

Certo, avere un riconoscimento pubblico del genere non può che far piacere, ma a noi premeva il fatto di poter vincere una sfida.

La sfida aveva tante facce a partire dal laboratorio stesso: luogo in cui ognuno di noi (quindi non solo gli “utenti”) doveva fare i conti con i propri limiti, le proprie resistenze e, sì, anche con i propri talenti.

E questo già limava le differenze: una magia!

La seconda sfida era quella di rendere comprensibili per tutti i contenuti delle canzoni di De Andrè anche per chi non ne aveva la minima esperienza.

In quest’ottica si è fatto un gran lavoro teorico che accompagnava quello corporeo del laboratorio.

Infine il palcoscenico, calcato come fanno gli artisti veri, con tempi, spazi e presenze fisiche da tenere a mente e rispettare durante lo svolgimento dello spettacolo: un’altra magia realizzata!

A Roma, due anni dopo, un artista “disabile” che aveva assistito allo spettacolo ci ha detto che ciò che gli era piaciuto di noi era innanzitutto il fatto di non trattare la disabilità con pietismo e inoltre, ammetteva di aver avuto difficoltà nel distinguere i “disabili dai non disabili” tra coloro che stavano in scena.

Questa è la magia che ci porta più soddisfazione!

Così, nonostante le difficoltà che si sono palesate negli anni successivi (difficoltà economiche, logistiche, burocratiche, ecc..), abbiamo deciso, ostinatamente, di continuare: abbiamo lavorato per tre lunghi anni su un nuovo progetto, ancora più complesso e articolato del precedente, ma, come il precedente, centrato sulla denuncia sociale e sui diritti civili.

Abbiamo toccato e analizzato con i ragazzi temi difficili e, purtroppo, attuali, come il femminicidio, l’immigrazione, gli abusi di potere, la solitudine, ecc.

Ne è nata un’altra magia che si chiama “Lottatori – Sguardi sollevano vento”.

E, a proposito di sguardi, è meraviglioso e magico il breve, ma lunghissimo momento che precede l’entrata in scena.

Per un tempo che è difficile valutare, sembra che tutto si fermi: il tempo stesso, l’aria, il respiro, il battito del cuore.

Intanto, intorno tutto va avanti quasi con frenesia. I tecnici ri-controllano tutto, con espressioni concentratissime sul viso.

I ragazzi, invece, aspettano.

Non neghiamo che per noi che abbiamo la presunzione di tirare le fila di questo lavoro, quelli sono attimi di terrore.

Ma poi succede qualcosa di magico (appunto): si cammina in mezzo a loro, che sono pronti dietro le quinte, nelle posizioni assegnate, e li si guarda negli occhi, uno ad uno.

Gli sguardi…

In quei momenti ci si rende conto del piccolo/grande miracolo che avviene ogni volta: “loro” sono concentratissimi e, in più, hanno voglia di portare le loro emozioni sul palcoscenico e da lì farle scendere per incontrare le persone sedute in platea.

Sanno benissimo che tra gli spettatori ci sono anche genitori, fratelli, zii, amici.. e questo li rende responsabili e orgogliosi.

Non sempre sanno, però, che gli spettatori ricevono una consegna precisa: quella di non applaudire fino alla fine dello spettacolo.

Il giornalista Andrea Dispenza ha parlato in un suo articolo proprio di questa consegna definendola come uno strumento utilissimo per vivere sulla propria pelle il senso del limite.

Sì, il limite costituito dal fatto di sentire l’applauso formicolare nelle mani e di non poterlo fa esplodere, quando ci sembrerebbe il momento giusto.
Andrea ha collegato questo limite (che, se vogliamo, è ben poca cosa) ai limiti di chi vorrebbe poter scandire le parole, ma non può, di chi vorrebbe potersi alzare da una sedia a rotelle, ma non può, di chi vorrebbe potersi esprimere senza la catena dei farmaci, ma non può… e così via…

Quindi anche il blocco degli applausi ha fatto entrare il pubblico in una nuova magia e ha contribuito a limare le differenze.

L’anteprima di “Lottatori…” ha stupito gli spettatori per la sua complessità, per la profondità dei suoi contenuti, per le oggettive difficoltà (molto diverse e molto più incisive rispetto agli spettacoli precedenti) e , ancora una volta per l’impossibilità di distinguere, dalla platea, le differenze individuali di chi calcava il palcoscenico.

Insomma, abbiamo dato vita ad un’altra magia e confessiamo che vorremmo poter continuare a realizzarne.
Non ci resta così nel frattempo che rileggere questa breve pagina di diario … torniamo indietro di un paio di mesi …

<< Ieri sera, ore 20.00 - riunione pre-debutto con ultime indicazioni di Sebastiano (Filocamo) La tensione inizia a salire e il gruppo capisce improvvisamente che nel giro di un'ora sarà in scena. Corriamo per risistemare tutto dopo la prova generale. I ragazzi mangiano l'immancabile panino tra una risata e l'altra. Ci avvisano che dobbiamo prepararci. Cala il silenzio: iniziano le corse in bagno! - 5 minuti! panico, palpitazioni, paura, agitazione, nervosismo. Inizio a fare il mio solito giro "occhi negli occhi" e capisco che sono tutti pronti. Mi preparo anche io. Scendiamo e ci posizioniamo dietro le quinte per il primo quadro. Respirazione... improvvisi malori da risolvere ... respirazione ... sguardi in cerca di rassicurazione ... respirazione ... si sente entrare il pubblico ... silenzio ... respirazione ... silenzio ... ci siamo ... silenzio ... respirazione ... concentrazione ... viaaaa!!! La musica e le luci partono e con lei anche noi, di filata una scena dietro l'altra con una concentrazione mai vista in questi tre anni di lavoro. Tra un cambio e l'altro riusciamo anche a scambiarci sorrisi e in quel momento penso che i "miei raga" sono proprio fantastici...e che di strada ne hanno fatta tanta...e ora...chi ci ferma più!!!! Un'ora passa veloce e così arriviamo agli applausi, durante i quali ritrovo già i volti sereni e soddisfatti del gruppo ... saluti .... buffet ... smontaggio ... Ore 2.30 a casa ... distrutta ma soddisfatta ripenso ai momenti più intensi di queste giornate e ringrazio col cuore tutti coloro che ci hanno aiutati. Ora posso dormire tranquilla perchè, come dice sempre Sebastiano, "lo spettacolo c'è!" >>.

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Racconti da Puttaparthi http://blog.1caffe.org/2017/01/11/racconti-da-puttaparthi/ Wed, 11 Jan 2017 06:07:44 +0000 http://blog.1caffe.org/?p=1321 Novembre 2016. Puttaparthi. Arriviamo in auto alla scuola dove studiano i nostri ragazzi. Ci stanno aspettando. Siamo circondati da un calore indescrivibile. La loro gioia è palpabile! I loro occhi ed i loro sorrisi non lasciano dubbi. Ci lasciamo avvolgere … Continua a leggere

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Novembre 2016. Puttaparthi. Arriviamo in auto alla scuola dove studiano i nostri ragazzi. Ci stanno aspettando. Siamo circondati da un calore indescrivibile. La loro gioia è palpabile! I loro occhi ed i loro sorrisi non lasciano dubbi. Ci lasciamo avvolgere dal loro affetto. È un’emozione davvero speciale! Purtroppo la scuola pubblica in India non è nelle condizioni di dare un’istruzione adeguata: devono imparare tre lingue ufficiali: l’inglese, il telegu e l’urdu con tre alfabeti diversi! E loro hanno la consapevolezza che solo studiando potranno sperare di avere una vita diversa dai loro genitori. Vedono i loro amici o fratelli più grandi, che abbiamo già aiutato a laurearsi (ingegneri, medici, informatici), gratificati nel loro lavoro, sia economicamente che per la qualità di vita che adesso conducono, e vogliono seguire il loro esempio. Così ci trasmettono tutta la loro gratitudine con quei grandi occhioni neri e quei bianchi sorrisi che dicono di più di mille parole! Non si rendono conto che è tanto di più quello che riceviamo da loro, rispetto a quello che facciamo! Le loro preghiere ed il loro affetto ci accompagnano al rientro in Italia.
E poi c’è Ganga, un omino di poco più di un metro e cinquanta, di meno di quarant’anni anche se ne dimostra più di sessanta, chino sotto il peso delle valigie dei pellegrini e dei turisti che da più di vent’anni aiuta, fiducioso nelle loro mance, che ci fa conoscere sua figlia, una ragazzina di sedici anni che adora l’inglese, che ama leggere ed ormai conosce a memoria quei pochi libri che suo papà è riuscito a comprarle, che vorrebbe diventare medico, ma purtroppo non osa nemmeno sognarlo. Eppure il papà ci spera ancora e ci porta alla scuola che la figlia dovrebbe abbandonare se non trova degli sponsors e ci fa parlare con la direttrice e finalmente il suo sogno si realizza: ci impegniamo ad aiutarla fino alla laurea. La ragazza ci abbraccia con tutto il suo affetto e il piccolo grande Ganga piange di gioia.
Ecco, queste sono solo alcune delle emozioni che proviamo quando incontriamo annualmente i nostri ragazzi, li vediamo crescere, diventare adulti, incominciare nuove vite, grazie all’aiuto di tutti i benefattori che hanno fiducia in noi.

Fai sorridere un bambino onlus

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