Il pulmino verde si racconta…

Il 2016 è stato un anno incredibile. L’anno che ci ha fatto vivere per la prima volta i drammi delle frontiere, dei muri, delle barriere.

Il 9 marzo è arrivata la notizia alla chiusura delle frontiere lungo gli stati dell’ex Jugoslavia.

Proprio in quel momento abbiamo capito che non avevamo alcun dubbio su ciò che dovevamo fare. È nata così l’idea de Il Pulmino Verde da un gruppo di persone che avevano tutte le intenzioni di reagire (e cercare di rimediare) alle sofferenze che ogni giorno i migranti vivevano lungo la rotta balcanica.

Grazie all’aiuto di centinaia di persone, Il Pulmino Verde ha cominciato a prendere forma con un primo importante obiettivo, arrivare a Idomeni, il più grande campo profughi d’Europa.

Finalmente, l’8 maggio 2016 Il Pulmino Verde ha acceso i motori ed ha percorso 1790 km. Al nostro arrivo ci siamo rimboccati le maniche per aiutare come potevamo e fare ciò che serviva, senza fermarci un attimo per non sentirci schiacciati dal profondo senso di inutilità di fronte a tale sofferenza.

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Tamat si racconta…

Era il 1˚ dicembre del 1995 quando, con un economista, un sociologo e un agronomo come me, ho firmato l’atto notarile. Non stavamo solo fondando un’organizzazione; davamo forma a una volontà comune: mettere le nostre competenze al servizio delle comunità per far sì che ogni persona in ogni luogo potesse vivere di risorse proprie, modificare politiche scorrette, lavorare per un mondo più equo e giusto. Questi erano gli obiettivi di Tamat, le linee guida delle sue azioni; e lo sono tutt’ora.

Abbiamo mosso i primi passi con il progetto di cooperazione internazionale allo sviluppo “Forno Perfetto” nel territorio di Mostar in Bosnia Herzegovina, in collaborazione con la Provincia di Ancona, Regione Marche e Governo Italiano. Una relazione proficua che ci ha regalato grandi soddisfazioni: una cooperativa di donne (l’Associazione “Dolina”, che significa “Valle”) ha preso forma e attualmente gestisce un panificio nel centro di Mostar.

Oggi siamo presenti in Africa, America Latina e Balcani, dove lavoriamo su sicurezza alimentare, agro-ecologia, parità di genere, autonomia economica ed emancipazione lavorativa attraverso il micro credito e la creazione di micro impresa. Le donne sono le beneficiarie dirette delle nostre azioni. Marisa, Arianna, Tamara, Kental, Shalama, Mercedes sono alcune delle agricoltrici con cui lavoriamo per creare sistemi economici, sociali e culturali resilienti, capaci di auto-(ri)generarsi e auto-sostenersi.

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Associazione epilessia Emilia Romagna si racconta…

Noi epilettici accettato la nostra patologia siamo molto determinati nel combatterla , è una malattia sfuggente difficile da vedere o capire da chi NON ne è affetto, poi arriva, si ripresenta.
In un certo senso noi siamo quasi “ abituati “ al buio che ci attende , alla sensazione di un vuoto senza luce e colori (questo è quello che provo io) poi lentamente tutto ricomincia a rientrare nella normalità ( passatemi il termine ), scopri e vedi i volti di chi ti sta vicino, anche dopo tanto tempo che ti seguono e sanno come gestirti sono volti che ti fanno coraggio ma nello stesso tempo capisci che la paura è tornata, in pochi minuti ritornano alle prime crisi e al NON conoscere ciò che si presentava davanti a loro. MA SONO CON TE.
A volte ho come l’impressione che io rendo più forti loro.
Secondo me è come il famoso cane che si morde la coda: io epilettico non ho paura e rendo te più forte , tu sei più forte e rendi me epilettico ancora più forte, è quasi una frase senza senso!
Io è solo 3 anni che soffro di questa patologia, in questi 3 anni tutti i mie famigliari , amici o semplicemente conoscenti si sono impegnati nel conoscere è capire la parola Epilessia, spesso dovendo fare i conti direttamente sul campo ( come in guerra ) durante le mie crisi.
Allo stesso modo io ho imparato a combattere.
Quando ti trovi con persone che non conoscono la nostra patologia è molto complicato per loro capire a livello medico e sociale quali sono i nostri problemi, posso anche capirli , ma parli di un qualcosa che è quasi astratto e rimangono ammutoliti di quanto cambia la tua vita.
Allora intuiscono ma non capiscono che tutto quello che per loro è quotidianità per noi diventa un traguardo da raggiungere e spesso con molta fatica .
Dobbiamo fare i conti quotidianamente a livello medico/ sociale con la nostra patologia convivere con gli effetti collaterali dei medicinali che assumiamo, rialzarci dopo ogni crisi ed accorgersi che sei stanchissimo , i muscoli di tutto il corpo fanno male, capire e non capire subito la realtà che ti circonda, una stanchezza infinita. Ma i tuo famigliari o amici sono con te , GRAZIE.
Ma noi andiamo avanti e tenti di saltare tutti gli ostacoli che l’epilessia impone , a volte sono ostacoli non molto alti a volte sono dei muri , I MURI DELLA GENTE IGNORANTE CHE CI VEDE COME MUTANTI .
La nostra è una vita difficile a volte fatta solo di ospedali , esami, medicine, ricoveri. ( qui è doveroso ringraziare chi ci segue ) .
E’ fatta di giornate buie che già iniziano nel buio della notte e proseguono per tutta la giornata, sono le giornate dove pensi che la tua Epilessia vince la guerra contro di te , ma ( almeno per quello che mi riguarda non è così ) allora ti rialzi conosci la tua patologia è subdola , impalpabile, sfuggente e vuoi vincere, ( non è facile, per niente facile ), io l’Epilessia la vedo come una persona non gradita che viene a trovarti a casa tua e spesso per buttarla fuori la devi prendere a MUSO DURO.
E poi ci sono anche le belle giornate di sole , colorate e luminose, sono le giornate dove fai benzina ti armi e aspetti quelle buie.
Sono consapevole che ci sono altre situazioni più facili e più difficili ma questo è quello che provo io, non siamo tutti uguali ed ognuno reagisce diversamente . Ma questo è quanto. IO e la MIA EPILESSIA.
Davide