La nascita dell’Associazione Il Bucaneve

In mansarda, dove era salita mia figlia da una mezz’oretta, c’era troppo silenzio…spesso succedeva così. Anche se stava nello studio però la sentivo spostare i libri, tossicchiare o smuovere la seggiola. Invece quel silenzio era troppo. Era strano. E quell’inquietudine che avevo dentro da tempo aumentava. Così quella sera, anche se da “brava mamma” come mi ritenevo, mi ero sempre detta che mai avrei spiato le mie figlie, mi ritrovai a salire le scale della mansarda senza le scarpe in modo da non far rumore.
La porta del bagno era socchiusa e dentro c’era la luce accesa.
Aprii piano e la vidi: la testa dentro il water nell’atto di procurarsi il vomito.
Iniziò tutto a girarmi; le pareti della stanza si allontanavano e poi si richiudevano su di me fino a soffocarmi.
La bestia era lì, non potevo più scappare. Non potevo più dire: “No, non è possibile, mia figlia no”.
Una storia lunga questa dell’anoressia e bulimia delle mie figlie. Sì figlie, tutte e due. Due figlie ho avuto e tutte e due hanno vissuto per anni con questa bestia dentro.
“Complimenti”, mi dicevo “Come genitore sei proprio una schiappa!”. Eppure avevo sempre avuto nella testa il bisogno di maternità. Quindi davo per scontato che sarei stata un’ottima madre.
Ma nessuno ti insegna a fare il genitore ed è inevitabile fare degli sbagli. E’ umano commettere degli errori, non siamo perfetti.
La maggiore aveva sedici anni quando si ammalò di anoressia. Anche se non si parla di tanti anni fa, però allora non si conosceva quasi questa “stramba” malattia, la stranezza di queste ragazze che ad un certo punto decidono di non mangiare più. Da dove può venire un’idea simile?! Si deve mangiare, altrimenti si muore.
Appunto.
E’ solo un lento suicidio… dentro una gran parte di lei era già morta. Non usciva più, non sorrideva più, i suoi occhi che ridevano prima della bocca non avevano più espressione. Solo tanta ginnastica, da sola, neppure in palestra perché i contatti con gli altri erano ridotti all’indispensabile. Bravissima a scuola perché si deve raggiungere la perfezione: negli studi, nel fisico….ma quel fisico era sempre più ingombrante, più grasso anche se ormai qualunque abito ciondolava poiché ricopriva uno scheletro…Gli argomenti di cui parlare erano ormai ridotti all’indispensabile da parte sua: tutto le dava fastidio, o meglio le dava fastidio tutto quello che facevi: se parlavi ti guardava con astio e repulsione, se non parlavi ti stuzzicava fino a quando non iniziavi a parlare e così via….
Giornate durissime, mi svegliavo con quel pensiero e mi addormentavo (si fa per dire…) con quel pensiero.
E non sapevo come fare né con chi parlare.
Quando finalmente le mie figlie sono uscite dall’anoressia e sono tornate a vivere, sentivo dentro di me un fermento, una gran voglia di liberarmi di tutto quel silenzio e di quel buio che avevo tenuto dentro per tanti anni. Ed ho dato fiato a tutto quello che avevo sempre taciuto.
Tanta gente mi ha telefonato, tante persone che ho conosciuto avevano a che fare con l’anoressia e bulimia e molte di loro, come succedeva a me, quasi si vergognavano a parlarne. E’ più facile dire che si soffre di una malattia fisica che di una malattia psicologica, ormai è chiaro…
Poi ho pensato di aprire un sito su questo mezzo così freddo e distante dalla mia natura che è internet, ma ormai è pane quotidiano per tutti. Un sito rivolto ai genitori, dove poter parlare non con un esperto, ma con un altro genitore che conosce bene certe sensazioni e la solitudine di quei momenti.
Mi ha fatto bene tutto questo, piano piano quella rabbia che avevo dentro si è placata.
Rendendo pubblica la bestia l’ho umiliata, l’ho vinta.
Non mi fa più paura.
Dopo qualche tempo ho costituito Il Bucaneve, una associazione che va avanti grazie alla dedizione dei nostri volontari. Ogni giorno ascoltiamo, accogliamo e sosteniamo genitori disperati e figli che non sanno più come fare a vivere senza questa terribile patologia che a poco a poco le risucchia e impedisce loro qualsiasi rapporto, con lo spettro ogni giorno della morte. Ogni giorno cerchiamo di fare prevenzione ed informazione e di stare accanto a chi vuole curarsi per tornare a vivere. Ogni giorno diamo speranza, perché di Disturbi del Comportamento Alimentare si può guarire. Ogni giorno facciamo parte di storie di vita dure, dolorose ma anche colme di sensibilità e calore umano, storie che poi sono anche la mia, almeno per un bel pezzetto…

Africa: la terra dei bambini – Spirito Libero Onlus

Non abbiamo avuto dubbi sul primo progetto da realizzare: un pozzo; era il 2011.
Da pochi mesi avevamo abbracciato quest’idea, un’eredità ricevuta nostro malgrado, il Sogno irrealizzato di Claudio, un figlio, un nipote, un amico, uscito troppo presto di scena.
“L’acqua è vita” abbiamo pensato, la vita che ci è stata tolta, l’acqua è indispensabile, l’acqua è necessaria. Eppure nel mio primo viaggio in Africa ho imparato che dell’acqua si può fare a meno.
Ho imparato che di tutto si può fare a meno.
Ho imparato che se il nulla avesse un nome, si chiamerebbe Etiopia.

spirito libero onlus

Jijiga è ai confini con la Somalia, 12 ore di percorso in auto da Addis Abeba, attraverso spazi infiniti, dove l’uomo si confonde con la terra, il cielo sembra avvicinarsi per coprirti e proteggerti. Ovunque si volga il tuo sguardo,lì trovi Bambini:
Bambini come uomini, come vecchi,
donne bambine.
Bambini che tirano buoi,
che dirigono greggi di capre,
che trascinano taniche di acqua,
sacche cariche sulla testa.
Più piccoli delle fascine che porteranno nella capanna,
più grandi dei fratelli che portano in spalla.
Bambini soli,
brandelli di stracci senza più colore.
Spuntano dal nulla, sembrano uscire dalla polvere che copre ancora i loro volti, ti scrutano impauriti, ti osservano incuriositi, poi i loro occhi rossi e umidi incontrano i tuoi e ti entrano nel cuore, trafiggono il tuo ego, le tue certezze, le tue convinzioni e allora… diventi più piccolo di loro.

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Come è iniziato il Progetto Mare – Spazio H Onlus

Il progetto di balneazione ” ANCH’IO MI VOGLIO TUFFARE NELLE AZZURRE ACQUE DEL MARE DI…….” è nato nel 2010 tra l’entusiasmo di pochi e lo scetticismo di  tanti, in risposta al commento di uno dei nostri soci che confessava di non essere più potuto andare al mare negli ultimi 12 anni, dopo che la nella sua vita si è ritrovato sulla carrozzina.

Oggi però è rimasto solo l’entusiasmo  e la felicità di tutti coloro che possono usufruire di due mesi di balneazione su una spiaggia debitamente attrezzata, con sedie “jobs” (con grandi ruote per entrare in acqua), ombrelloni, sedie sdraio , lettini , sollevatori, sedie da mare ed  istruttori qualificati.

spazio h

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