Frammenti di “vita quotidiana”…

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L’Associazione Amici di Don Bosco è presente in Benin dal 2012; la sua “mission” consiste nel promuovere e tutelare i diritti dei bambini, anche attraverso l’adozione internazionale.

In questi cinque anni le giornate di Giulio, il referente in loco dell’Associazione, sono state un lungo susseguirsi di richieste di aiuto da parte delle Autorità locali. Ecco come ci descrive la sua vita quotidiana: “Quando riceviamo una chiamata, la prima sensazione da cui ci sentiamo assaliti è  l’urgenza. Subito dopo si accompagna l’inquietudine di riuscire a trovare la soluzione ottimale per il problema che bussa alla porta, in una situazione di totale scarsità: scarsità di informazioni, di risorse, di strutture idonee, di tempo che rimane per poter salvare una vita. Qui a Cotonou tutto sembra scarso, tranne i bisogni dei bambini, che sono immensi.

Credo che la fase più difficile da gestire sia proprio il lasso di tempo che separa la chiamata dal momento in cui ci troviamo di fronte al bambino. La maggior parte dei casi che trattiamo riguardano bambini in stato di denutrizione più o meno grave, ma sovente gravissima.

So che sembra strano, ma appena vediamo il bambino è “solo” malnutrito, anche gravemente, ci tranquillizziamo: ormai sappiamo cosa e come fare. Quando si aggiungono la violenza, l’abbandono o l’abuso è molto peggio.

Durante il tragitto verso il centro nutrizionale cresce però in noi forte, fortissimo, un sentimento di rabbia: com’è possibile che nel 2017 ci siano bambini che muoiono di fame? Ma è possibile che con tutte le strutture internazionali che agiscono in Benin, tocchi ad una piccola associazione come la nostra farsi carico di queste situazioni? E se i fondi per questo progetto di aiuti in emergenza vengono meno, che fine faranno questi bambini? Se la gente “normale”, quella che ci sostiene, un giorno si stancherà di essere generosa, che faremo?

La frustrazione è tanta, qualche volta arriva anche la voglia di mollare tutto. Sembra che quella goccia del mare sia davvero insignificante; poi accompagni al centro nutrizionale l’ennesimo caso disperato, e il bambino che hai portato due mesi prima spalanca gli occhioni quando ti vede e ti corre in contro sorridendo. Ti rubano il cuore, e di colpo non hai più il coraggio di arrenderti.

Non tutti i casi che affrontiamo hanno un lieto fine; allora ci sentiamo privi di energie e la sola emozione che avvertiamo è il vuoto. Però continuiamo a batterci, sognando che un giorno il nostro lavoro non sia più necessario.”

Giulio Melani

Coordinatore Paese

Amici Don Bosco Bénin