Casa Gioia si racconta…

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Casa Gioia è nata pochi mesi fa, ma ha già l’ambizione e il coraggio di chi è consapevole di svolgere il proprio compito con tutta la tenacia e tutto l’impegno possibili. Casa Gioia sostiene ragazzi e adulti con disabilità cognitive, e ha mosso i primi passi a maggio di quest’anno grazie agli sforzi della sua instancabile presidente Stefania Azzali, già a capo e fondatrice della onlus Ring 14.

“È il frutto di un sogno nel cassetto: creare un luogo per mio figlio che gli offrisse anche la possibilità di stare a contatto con l’esterno e in cui fossero sviluppate tante attività, utilizzando i principi della scienza Aba – spiega Stefania – Un luogo che desse a me la tranquillità di avere un rapporto uno a uno con insegnanti specializzati e volontari, consentendomi di mantenere il posto di lavoro, e offrisse a lui la possibilità di fare tante attività, ludiche, sportive ed educative, tutte nello stesso posto. Ecco, il mio sogno è sempre stato quello di avere un ambiente così. Sul territorio però non esisteva. L’opportunità di crearlo mi è arrivata nel momento in cui ho trovato la casa di via Gioia, a Reggio Emilia, così bella e accogliente, e al tempo stesso la disponibilità di professionisti seri e competenti come il nostro direttore scientifico Fabiola Casarini e il nostro direttore educativo Gianluca Amato. Loro due hanno creduto da subito nel progetto e scelto di affrontare questa nuova avventura insieme a me. Un grazie di cuore sento di doverlo indirizzare anche a tutte le famiglie che ci hanno dato e ci stanno continuando a dare fiducia”.

Accoglienza e assistenza, ma anche innovazione nei metodi scientifici, ricerca e formazione: sono questi i punti di forza della cooperativa sociale, che è prima di tutto un luogo d’incontro e di vita che vuole rispondere all’aumento del numero di ragazzi e adulti segnati da disabilità cognitive e/o spettro autistico con un’ampia offerta di servizi rivolti a pre-adolescenti (a partire dai 10 anni), adolescenti e giovani adulti, collegando l’assistenza all’utente al sostegno dei genitori e dell’intero nucleo familiare, in stretto legame con il contesto ambientale, sociale, ludico e lavorativo.

L’obiettivo della cooperativa è articolato, ma il suo nome è così azzeccato che a voler fare uno sforzo di sintesi lì ci si potrebbe fermare: Casa Gioia. Dove ragazzini con disabilità multiple hanno riso per la prima volta nella loro vita.

Ne parla Fabiola Casarini: “Casa Gioia è un luogo che sta facendo imparare tutti quelli che lo frequentano, anche alcuni su cui non avremmo scommesso. A cominciare, con evidenza scientifica, dagli utenti, che vogliono fare esperienza di un luogo che prepara al lavoro, al futuro, alla massima autonomia possibile e rappresenta un’alternativa al centro diurno classico. Noi studiamo percorsi educazionali per ogni ragazzo, e vogliamo mostrare che non c’è un’età in cui si smette di imparare”. Poi ci sono i genitori, coinvolti anch’essi nel processo di apprendimento: “Iscrivono i figli a Casa Gioia pensando sia principalmente un posto dove stare. Per i grandi un’alternativa alla scuola o al centro diurno, per i piccoli una preparazione a quando il centro diurno sarà un destino inevitabile. Non è così: il genitore che frequenta un ambiente con questi livelli di ottimismo e di risultati tangibili cambia idea sul futuro del figlio e inizia a lavorare sul concetto del dopo di noi non in ottica assistenzialistica ma pensando alla sua felicità e al suo benessere anche quando i familiari non potranno più prendersene cura”.

Terzo interlocutore sono le persone che lavorano all’interno di Casa Gioia, e che stanno facendo un’esperienza non immaginata: “Un conto è leggere sui libri che si può imparare ad ogni età, un conto è toccarlo con mano. Finora in Italia non abbiamo altre esperienze di trattamento intensivo: da noi gli utenti stanno per venti o trenta ore alla settimana, e sono persone su cui lo Stato non investe. Ebbene, i nostri ragazzi ci mostrano di imparare a ritmi sostenuti, senza precedenti, proprio grazie all’intensività del trattamento che viene loro offerto. Inoltre vivono la città sorprendendoci, sfruttando tutte le occasioni sociali che si presentano. Stiamo vivendo un’esperienza davvero eccezionale. Abbiamo però bisogno di aiuto per la nostra struttura: siamo una casa, e per diventare la casa ideale per l’insegnamento, abbiamo necessità di un significativo sostegno economico. In particolare è per noi urgente costruire un mini-appartamento, dove i ragazzi possano imparare tutte le autonomie di vita che serviranno domani per vivere da soli o col più basso livello di aiuto esterno possibile”.