Qualche settimana fa abbiamo ospitato un progetto che parlava di maternità…

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Una mamma volontaria racconta…

Di questi tempi è difficile parlare di maternità. Il continuo susseguirsi di fatti delittuosi messi in atto da madri nei confronti dei loro figli ci sconcerta e ci sconvolge. Perché? Forse perché la “mamma” è ancestralmente considerata il luogo della fiducia totale, il luogo del perdono e della comprensione. La mamma è il nostro idolo, è stata la nostra prima spiaggia e sarà l’ultima dove rifugiarci se il mondo ci voltasse le spalle. Siamo abituati a pensare e a vivere la mamma come colei che per natura non ci può rifiutare, il nostro avvocato difensore, l’unica che sa contenerci anche dopo essere venuti al mondo. Per questi motivi le notizie tragiche dei telegiornali ci destabilizzano, ci scandalizzano e ci mettono di fronte a domande dure rispetto alle quali fatichiamo a trovare risposte. Io però un’idea me la sono fatta.

Dopo la mia personale pluriesperienza di madre, ho capito che un figlio dovrebbe essere concepito prima nella mente. Nascere lì, dal desiderio condiviso di due persone. Il desiderio di voler creare e donare vita, di voler dare vita all’amore perché diventi concreto, grande e perpetuo nel tempo.

Un figlio dovrebbe nascere nelle menti, dovrebbe pervaderle nella loro interezza, fino ad arrivare al punto più lontano delle stesse, lontano nel tempo, fino alla radice, fino all’origine. Un figlio dovrebbe nascere nelle menti e solo in seguito insediarsi nel corpo della donna, attraversarlo tutto in cerca di riparo, di un luogo accogliente e caldo che gli permetta di nutrirsi e di crescere. Ed è in questo “attraversamento” del corpo femminile, mentre scorre dalla mente all’utero, che dovrebbe soffermarsi a lungo nel cuore. Solo qui trova nutrimento emotivo, da qui parte la storia d’amore più ardente che il genere umano abbia mai conosciuto. E’ qui che il desiderio di maternità si carica di emozione esplosiva, viva e potente. Il viaggio verso la maternità quindi può prospettarsi lungo, a volte pieno di insidie dal mondo esterno, ma spesso anche dal mondo interiore di una mamma. La maternità può non essere una passeggiata nemmeno per la donna più matura, consapevole ed equilibrata.

L’Associazione Convivium Vicenza Onlus ha, fra i suoi obiettivi, quello di rendere la neo-mamma la protagonista principale della sua esperienza. Attraverso colloqui telefonici discreti, le nostre mamme volontarie, opportunamente formate da un professionista, si prendono cura delle neo-mamme, perché a loro volta, possano prendersi cura con serenità dei loro bambini prima e dopo la nascita.

In quattro anni di attività abbiamo raccolto le seguenti richieste:

nel 2011 = n. 10

nel 2012 = n.   7

nel 2013 = n. 15

nel 2014 = n. 11 ( ad oggi )

 

TOTALE      n. 43 di cui:    

 

  1.   8 hanno voluto essere seguite solo per alcuni mesi
  2. 11 hanno concluso l’accompagnamento dei due anni previsti dal progetto
  3. 24 sono attualmente seguite dalle mamme volontarie

 

La nostra è un’Associazione No Profit che vive grazie al lavoro paziente e non facile delle volontarie. Vive dei contributi di chi, credendo nel nostro progetto e condividendo le nostre convinzioni, ci sostiene a livello economico dandoci la possibilità di dotarci degli strumenti necessari per operare, nonché di sostenere le spese di formazione e aggiornamento a cui periodicamente le volontarie si sottopongono per essere sempre in grado di fornire con responsabilità e consapevolezza l’aiuto necessario alle mamme in difficoltà.

Grazie dal delicato mondo materno per quanto potrete fare per noi.

 

Sabrina A.

Mamma Volontaria

 

Progetto

“Pronto? Mamma chiama mamma”.

Convivium Vicenza Onlus