Una pagina di diario di un amico dell’Associazione Santa Caterina Onlus..

Arrivato a Casale Monferrato, nella centrale Piazza Castello, rimasi subito colpito da quella chiesa, dalla sua facciata chiara, fatta ‘brillare’ dalla luce del sole, a due ordini formata da lesene e colonne distribuite su una pianta leggermente ondulata dal prezioso gusto decorativo.

Alzai gli occhi verso il cielo per godermi lo spettacolo dell’armoniosa e slanciata cupola ellittica, la quale insieme alla Torre Civica, domina lo ‘skyline’ del centro storico monferrino.

Avvicinandomi al monumento rimasi subito colpito dalla gentilezza dello staff dell’adiacente Welcome Center che mi accompagnò per una bellissima visita. Accedendo dall’ingresso principale, e varcata la prima porta, rimasi a bocca aperta.

Da qui una fantastica scoperta: un interno a pianta centrale completamente affrescato, con immagini che richiamano episodi biblici e simboli domenicani, accarezzati dai raggi del sole che filtrano attraverso le ampie finestre del tamburo e del lanternino.

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La casa delle donne

Il nostro progetto è costruire una casa per metterla gratuitamente a disposizione delle donne. Di quelle donne e di quei bambini vittime della violenza che si consuma, subdola, dietro le porte delle nostre case.

Donne che, su propria iniziativa o dei servizi del territorio, potranno usufruire di questa possibilità, ed essere accolte, in assoluto anonimato, dalle operatrici professioniste in possesso dei requisiti previsti dai centri Antiviolenza nazionali. Verrà offerto loro un momento di ascolto e, se la donna lo desidera, un percorso di affiancamento che potrà avvalersi anche della consulenza di psicologhe, psichiatre, psicoterapeute e avvocate che, in caso di rischio per l’incolumità sua e/o dei figli, potranno prevedere anche l’allontanamento in strutture per l’accoglienza in emergenza o in case protette per il recupero della loro autonomia e sicurezza. Il tutto in assoluto anonimato.  La donna, infatti, non sarà vincolata in alcun modo né nei confronti dei servizi sociali, né delle forze dell’ordine, né del tribunale, anche dei minori. A meno che l’interessata non lo desideri.

Si tratta di una struttura gratuita, con una peculiarità: la metodologia di accoglienza basata sulla relazione tra donne. Alla donna accolta, infatti, verrà offerto un percorso di accompagnamento e non di sostituzione nelle decisioni da prendere e nelle volontà espresse. Quindi sarà l’interessata stessa, in condivisione con le operatrici del centro, a decidere i tempi e i modi di allontanamento dalla situazione di violenza. Il colloquio può diventare così un’occasione importante per individuare e nominare l’oppressione, decolpevolizzarsi, uscire dal silenzio e dall’isolamento e trovare risorse interne e strade concrete per proteggersi e cambiare la situazione esistente.

Per concretare il nostro obiettivo e realizzare La Casa Delle Donne e dei Bambini abbiamo bisogno di tanti Soci , volontari e soldi. Ci rivolgiamo a tutta la gente che, come noi, intende combattere il male del secolo : la Violenza Domestica in tutte le sue più nascoste forme . A tutela delle Donne e dei Bambini per permettere loro di vivere con dignità e serenità: un diritto assoluto ed imprescindibile della condizione umana!

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Frammenti di “vita quotidiana”…

L’Associazione Amici di Don Bosco è presente in Benin dal 2012; la sua “mission” consiste nel promuovere e tutelare i diritti dei bambini, anche attraverso l’adozione internazionale.

In questi cinque anni le giornate di Giulio, il referente in loco dell’Associazione, sono state un lungo susseguirsi di richieste di aiuto da parte delle Autorità locali. Ecco come ci descrive la sua vita quotidiana: “Quando riceviamo una chiamata, la prima sensazione da cui ci sentiamo assaliti è  l’urgenza. Subito dopo si accompagna l’inquietudine di riuscire a trovare la soluzione ottimale per il problema che bussa alla porta, in una situazione di totale scarsità: scarsità di informazioni, di risorse, di strutture idonee, di tempo che rimane per poter salvare una vita. Qui a Cotonou tutto sembra scarso, tranne i bisogni dei bambini, che sono immensi.

Credo che la fase più difficile da gestire sia proprio il lasso di tempo che separa la chiamata dal momento in cui ci troviamo di fronte al bambino. La maggior parte dei casi che trattiamo riguardano bambini in stato di denutrizione più o meno grave, ma sovente gravissima.

So che sembra strano, ma appena vediamo il bambino è “solo” malnutrito, anche gravemente, ci tranquillizziamo: ormai sappiamo cosa e come fare. Quando si aggiungono la violenza, l’abbandono o l’abuso è molto peggio.

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