L’associazione Fortis si racconta…

Sostenere qualcuno attraverso la valorizzazione di un progetto che abbia un forte impatto sociale e solidale è qualcosa che riesce a rimetterti in ordine la vita. Sei in piedi sul trampolino del volontariato e hai quasi paura a buttarti. Quando però sei completamente immerso capisci quanto fare qualcosa di concreto per gli altri – siano essi bambini oncologici, detenuti o giovani in cerca di un’opportunità – sia in realtà un gesto che ti riconcilia con il mondo. Sono queste le percezioni che ci hanno spinto a creare Fortis, associazione di promozione sociale che accompagna realtà impegnate nel volontariato nella talvolta difficile realizzazione di percorsi solidali e di inclusione sociale. La nostra prima esperienza ci ha visti impegnati a sostegno dell’associazione “Arcobaleno Marco Iagulli”. Insieme realizziamo corsi di clown-terapia, uno strumento utile a favorire il processo di guarigione che riesce a rendere meno traumatico il periodo di degenza in ospedale, soprattutto per pazienti oncologici. Insieme formiamo volontari che aiutano a portare allegria e spensieratezza nei reparti pediatrici. Con il tempo abbiamo rafforzato la nostra rete riuscendo a inserire tra i nostri “amici” l’associazione “Mi girano le ruote” con cui stiamo realizzando “Diversamente Liberi”, un programma che disegna un percorso a sostegno del reinserimento socio-lavorativo dei giovani detenuti che stanno giungendo a fine pena. L’ultima arrivata in “casa Fortis” è l’associazione “Avalon” che invece attraverso “Sviluppo Giovane” vuol rappresentare un supporto per gli under 35 tramite affiancamenti specifici al fine di orientarli nel mondo del lavoro autonomo. Questi sono solo tre dei numerosi progetti che negli anni abbiamo sostenuto e che, speriamo, continueremo ad accompagnare. Perché il volontariato non è un impegno a cui assolvere, rappresenta invece un’opportunità: quella di aiutare qualcuno ma soprattutto di avere il privilegio d’affacciarsi a una finestra che ti mostra le cose davvero belle del mondo.

Un volontario di voce amica

In pensione da quindici mesi, decido di accantonare l’idea di collaborare ancora col mio socio. Sono ancora ricco di energie e voglia di fare; perché non mettere a disposizione parte del mio tempo libero a qualcuno che può avere bisogno. Mi soffermo ed analizzo le mie caratteristiche, conscio anche che i miei anni sono avanzati e che le energie non sono più quelle di una volta. Opto quindi per una attività di telefono d’ascolto. So entrare facilmente in empatia col mio prossimo, sono un ottimista per natura, so ascoltare e, se necessario, ho una discreta dialettica. Voglio mettermi alla prova con l’entusiasmo di un ragazzino che ha appena ricevuto un gioco nuovo. VOCE AMICA, dopo un colloquio, mi invita a seguire un corso di due mesi, affiancato da persone già operanti da anni e da specialisti. Mi rendo conto ben presto di avere fatto la scelta giusta. Avevo sempre pensato che, chi telefona ad un servizio come questo, potessero essere soprattutto persone anziane, sole e desiderose di sentire una voce amica con cui scambiare due chiacchiere, desiderose di raccontare dei propri disagi, delle proprie angosce e del proprio vissuto. Di queste, solo un piccolo numero A maggio 2015 arriva il momento atteso: incomincio ad operare da solo. Non ho alcun timore di non farcela! Coloro che chiamano sono persone piuttosto eterogenee, chi con problemi di identità sessuale, chi con problemi sessuali o problemi depressivi, di ipocondria, di rapporto con gli altri (familiari e/o esterni), chi anche col desiderio di scambiare solo due chiacchiere. I volontari ascoltano sempre con la stessa attenzione e la stessa disponibilità, come se fosse la prima volta. Chi chiama non si sentirà mai dire “ me l’hai già detto!”, se avesse chiamato altre volte, oppure “hai già chiamato ieri”! Rispondiamo sempre “pronto”, ma mai “chi parla”, sempre che non sia l’appellante a volerci dire il suo nome. Riconosciamo a tutti il diritto dell’anonimato, come è anonima la voce del volontario che risponde. Anonima, ma mai estranea e indifferente alle problematiche che si presentano. Noi volontari offriamo il nostro servizio tutti i giorni dell’anno (Natale, Pasqua, Capodanno e Ferragosto compresi) e ci autofinanziamo. Auspichiamo a volte anche piccoli aiuti finanziari per poter far fronte alle spese vive dell’Associazione, per migliorare la nostra professionalità attraverso corsi di formazione e poter far fronte alla pubblicità per avere l’adesione di nuovi volontari. Il nostro obiettivo è quello di avere più linee telefoniche, quindi più volontari in aggiunta alla quarantina già esistente. Le telefonate in arrivo da ogni parte d’Italia sono sempre più numerose. Questa mia è un’esperienza molto impegnativa e arricchente che consiglio a tanti. Nel momento in cui alzo il telefono, mi calo completamente nella realtà di chi chiama, senza esprimere giudizi e senza dare consigli, accettando tutti incondizionatamente. Bisogna sempre ricaricarsi per essere sempre nella massima disponibilità. Dopo quattro ore, sicuramente faticose, è opportuno sgomberare la testa, per non portarsi a casa le sofferenze altrui. Credetemi, non c’è migliore gratificazione che quella di sentirci ringraziare per il tempo dedicato e per il fatto che offriamo loro il nostro ascolto.

Mariella Falsini, Presidente dell’Associazione, presenta Perle Onlus

Perle nacque nel 2004, da un dolore terribile, ma con la consapevolezza che sia possibile fare qualcosa, quel qualcosa che all’epoca in pochi riuscivano a trovare, non foss’altro che il semplice ascolto e la comprensione.

Perle perché lo avevo promesso ad alcune ragazze affette da DCA e conosciute nella struttura dove mia figlia aveva subito diversi ricoveri.
Queste ragazze avevano “costruito” un giornalino, e nella pagina iniziale di questo giornalino c’era disegnata una conchiglia con la scritta “ quelli che cambiano”.
Perle perché ogni persona è una gemma preziosa, unica … e le persone affette dai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono come perle: chicchi di sabbia che si trasformano in pietre preziose dopo che hanno ricevuto amore, aiuto, comprensione, rispetto, fiducia da parte di tutti … e percorsi assistenziali reali e appropriati.
Sia per le creature che ne soffrono che per i loro familiari.
Ad oggi siamo ancora al fianco dell’AUSL9 area vasta e più che mai continuiamo a lottare.
Ad oggi abbiamo formato con spese a nostro carico in totale circa 55 tra volontari e operatori, di cui 20 hanno conseguito il master sui DCA a Todi.
Ad oggi organizziamo convegni, corsi di formazione, corsi di prevenzione nelle scuole, corsi di sensibilizzazione e….accogliamo persone che chiedono aiuto e i loro familiari, tutti i giorni, senza mai mancarne uno.
Ad oggi è più vicino il traguardo per il centro residenziale.
I lavori sono iniziati il 5 settembre 2016.

Mariella Falsini
Presidente Perle Onlus