I messaggeri della speranza si raccontano!

Quando un po’ di anni fa andai a trovare degli amici missionari nel Centro Africa, percorrendo in auto una via asfaltata e di importante collegamento, fui sorpreso nel vedere un numero esagerato di bambini sbucare all’improvviso dalla boscaglia che costeggiava la strada. Era semplicemente il momento in cui almeno 200 bambini uscivano da scuola a metà pomeriggio. Tutti belli e sorridenti, non vestiti del tutto bene, scalzi, ma dai loro occhi sprizzava tanta gioia e felicità. Era la scuola di un piccolo villaggio: pochi adulti ma tanti bambini.

Sono i bimbi dell’Africa, che tutti vediamo nelle pubblicità alla tv, scuri di carnagione, a volte mal nutriti, che mettono in crisi il nostro modus vivendi e che per i quali sei ben disposto ad aprire il portafogli per lasciare quelle briciole che in tasca disturbano ma che mettono apposta l’anima.

Quando questi bimbi che tanto hanno intenerito i nostri cuori, cominciano ad avere 17, 18 anni, belli, snelli, aitanti, non impietosiscono più e per questi facciamo fatica a tirare fuori 1 solo euro.

Continua a leggere

L’associazione Fortis si racconta…

Sostenere qualcuno attraverso la valorizzazione di un progetto che abbia un forte impatto sociale e solidale è qualcosa che riesce a rimetterti in ordine la vita. Sei in piedi sul trampolino del volontariato e hai quasi paura a buttarti. Quando però sei completamente immerso capisci quanto fare qualcosa di concreto per gli altri – siano essi bambini oncologici, detenuti o giovani in cerca di un’opportunità – sia in realtà un gesto che ti riconcilia con il mondo. Sono queste le percezioni che ci hanno spinto a creare Fortis, associazione di promozione sociale che accompagna realtà impegnate nel volontariato nella talvolta difficile realizzazione di percorsi solidali e di inclusione sociale. La nostra prima esperienza ci ha visti impegnati a sostegno dell’associazione “Arcobaleno Marco Iagulli”. Insieme realizziamo corsi di clown-terapia, uno strumento utile a favorire il processo di guarigione che riesce a rendere meno traumatico il periodo di degenza in ospedale, soprattutto per pazienti oncologici. Insieme formiamo volontari che aiutano a portare allegria e spensieratezza nei reparti pediatrici. Con il tempo abbiamo rafforzato la nostra rete riuscendo a inserire tra i nostri “amici” l’associazione “Mi girano le ruote” con cui stiamo realizzando “Diversamente Liberi”, un programma che disegna un percorso a sostegno del reinserimento socio-lavorativo dei giovani detenuti che stanno giungendo a fine pena. L’ultima arrivata in “casa Fortis” è l’associazione “Avalon” che invece attraverso “Sviluppo Giovane” vuol rappresentare un supporto per gli under 35 tramite affiancamenti specifici al fine di orientarli nel mondo del lavoro autonomo. Questi sono solo tre dei numerosi progetti che negli anni abbiamo sostenuto e che, speriamo, continueremo ad accompagnare. Perché il volontariato non è un impegno a cui assolvere, rappresenta invece un’opportunità: quella di aiutare qualcuno ma soprattutto di avere il privilegio d’affacciarsi a una finestra che ti mostra le cose davvero belle del mondo.

Un volontario di voce amica

In pensione da quindici mesi, decido di accantonare l’idea di collaborare ancora col mio socio. Sono ancora ricco di energie e voglia di fare; perché non mettere a disposizione parte del mio tempo libero a qualcuno che può avere bisogno. Mi soffermo ed analizzo le mie caratteristiche, conscio anche che i miei anni sono avanzati e che le energie non sono più quelle di una volta. Opto quindi per una attività di telefono d’ascolto. So entrare facilmente in empatia col mio prossimo, sono un ottimista per natura, so ascoltare e, se necessario, ho una discreta dialettica. Voglio mettermi alla prova con l’entusiasmo di un ragazzino che ha appena ricevuto un gioco nuovo. VOCE AMICA, dopo un colloquio, mi invita a seguire un corso di due mesi, affiancato da persone già operanti da anni e da specialisti. Mi rendo conto ben presto di avere fatto la scelta giusta. Avevo sempre pensato che, chi telefona ad un servizio come questo, potessero essere soprattutto persone anziane, sole e desiderose di sentire una voce amica con cui scambiare due chiacchiere, desiderose di raccontare dei propri disagi, delle proprie angosce e del proprio vissuto. Di queste, solo un piccolo numero A maggio 2015 arriva il momento atteso: incomincio ad operare da solo. Non ho alcun timore di non farcela! Coloro che chiamano sono persone piuttosto eterogenee, chi con problemi di identità sessuale, chi con problemi sessuali o problemi depressivi, di ipocondria, di rapporto con gli altri (familiari e/o esterni), chi anche col desiderio di scambiare solo due chiacchiere. I volontari ascoltano sempre con la stessa attenzione e la stessa disponibilità, come se fosse la prima volta. Chi chiama non si sentirà mai dire “ me l’hai già detto!”, se avesse chiamato altre volte, oppure “hai già chiamato ieri”! Rispondiamo sempre “pronto”, ma mai “chi parla”, sempre che non sia l’appellante a volerci dire il suo nome. Riconosciamo a tutti il diritto dell’anonimato, come è anonima la voce del volontario che risponde. Anonima, ma mai estranea e indifferente alle problematiche che si presentano. Noi volontari offriamo il nostro servizio tutti i giorni dell’anno (Natale, Pasqua, Capodanno e Ferragosto compresi) e ci autofinanziamo. Auspichiamo a volte anche piccoli aiuti finanziari per poter far fronte alle spese vive dell’Associazione, per migliorare la nostra professionalità attraverso corsi di formazione e poter far fronte alla pubblicità per avere l’adesione di nuovi volontari. Il nostro obiettivo è quello di avere più linee telefoniche, quindi più volontari in aggiunta alla quarantina già esistente. Le telefonate in arrivo da ogni parte d’Italia sono sempre più numerose. Questa mia è un’esperienza molto impegnativa e arricchente che consiglio a tanti. Nel momento in cui alzo il telefono, mi calo completamente nella realtà di chi chiama, senza esprimere giudizi e senza dare consigli, accettando tutti incondizionatamente. Bisogna sempre ricaricarsi per essere sempre nella massima disponibilità. Dopo quattro ore, sicuramente faticose, è opportuno sgomberare la testa, per non portarsi a casa le sofferenze altrui. Credetemi, non c’è migliore gratificazione che quella di sentirci ringraziare per il tempo dedicato e per il fatto che offriamo loro il nostro ascolto.