“We must be the change we wish to see in the world”

1986-2017 più di trent’anni.  Una vita, un cambiamento radicale.

1986, anni iniziali, quando i malati terminali venivano dimessi dagli ospedali con l’angoscia di essere lasciati soli a se stessi e alle loro famiglie, nelle loro case senza nessun tipo di diritti né reti di protezione, in attesa di morire, in tanti casi male e con dolore.  Un medico anestesista che, a titolo completamente volontaristico e con una visione pionieristica (aveva ben chiaro che era inutile rianimare persone alle quali rimanevano pochi giorni di vita; era molto più importante star loro vicini), si recava a domicilio per cercare di aiutare i malati utilizzando i medicinali antidolorifici disponibili all’epoca. Tre imprenditori che vengono coinvolti per mettere a disposizione impegno personale e capitali per costituire un’associazione che, con propri medici, psicologi e infermieri, possa assistere gratuitamente questi malati (il costo dei medicinali antidolorifici,   non essendo considerati salvavita, era allora a carico dei pazienti), battendosi nel contempo per ottenere dalle istituzioni pubbliche il diritto ad una assistenza gratuita per una fine il più possibile dignitosa. Così è nata Una Mano alla Vita, con l’impegno di qualche volontario che potesse stare vicino alle famiglie aiutandole ad affrontare un periodo molto difficile.

Quante persone di ogni età ho “accompagnato” come volontario non sanitario, assistendole con partecipazione umana ma anche con un senso di impotenza, di rabbia, per non riuscire a dare di più. Come non ricordare Giuseppe che,  costretto a letto da un tumore ai polmoni con metastasi ossee tanto dolorose da impedirgli di sopportare il peso delle lenzuola, mi chiedeva di prendere il gatto Arturo (semiparalizzato e dolorante anche lui per una brutta caduta dal balcone) e di metterlo al suo fianco, per poterne sentire le fusa e così trovare un attimo di serenità. Come non ricordare Antonio, giovane non ancora trentenne con un tumore al cervello che, ormai in un mondo tutto suo, mi aveva identificato come il suo migliore amico d’infanzia e assieme partecipavamo a fantastiche gare di corsa in bicicletta che lo rendevano felice.

Con tenacia, nel tempo, abbiamo raggiunto traguardi importanti, considerati trent’anni prima un’utopia: attraverso una pressione a livello nazionale il Servizio Sanitario è stato indotto ad effettuare forti investimenti in uomini e mezzi. Ora, quando la medicina non ha più nulla da offrire al paziente, le cure palliative sono riconosciute come elemento di punta perché i malati inguaribili vengano assistiti, a titolo completamente gratuito, con professionalità, umanità e rispetto.

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“KIDS’ DREAM..ecco come siamo nati e qual è il nostro progetto”

KIDS’ DREAM nasce nei nostri cuori circa due anni fa, quando durante una vacanza in Kenya ho avuto la gioia e la fortuna immensa di imbattermi in questi bimbi… ero sulla costa turistica del Kenya, a Watamu, e i bimbi erano nel piccolo orfanotrofio del paese. In quell’occasione, oltre ad essermi fatta rubare il cuore, ho potuto conoscere Samuel e Anna, marito e moglie che conducono egregiamente e con grande amore l’orfanotrofio, che da qualche mese si è spostato a Nairobi. E’ lì che sono stata quest’estate, a trovarli, a vivere con loro poche ma intensissime giornate, fatte di sorrisi, giochi, disegni, canti. Allora KIDS’ DREAM Onlus era già nata (l’abbiamo fondata insieme a mia sorella e a mio papà ad aprile quest’anno), per cui la mia visita di quest’estate è stata la prima ufficialmente marchiata KIDS’ DREAM; e loro non hanno esitato a ricordarmelo dal momento che sulla “porta d’ingresso” (in realtà un pezzo di lamiera) dell’orfanotrofio avevano scritto e dipinto il nostro nome. KIDS’ DREAM è quindi presente e operativa in Kenya a Nairobi a tutti gli effetti. Ad oggi abbiamo 15 bambini, ma il nostro ambizioso progetto che sta già iniziando a prendere forma è quello di acquistare un pezzo di terra in un villaggio appena fuori Nairobi e costruirci il nostro nuovo orfanotrofio, che sarà in muratura, di una dimensione tale da poter ospitare un numero molto più elevato di bambini, che avrà dello spazio verde intorno e quanto prima una scuola al suo interno. Le basi sono poste, ma abbiamo ancora bisogno della solidarietà di tutti per procedere con i lavori. A Natale io insieme ad altri volontari KIDS’ DREAM saremo in visita dai nostri bimbi a Nairobi, non vediamo l’ora! Aiutateci a far sì che la nostra visita possa coincidere anche con l’avvio dei lavori di costruzione! Sono i primi passi per dare a questi bimbi meravigliosi (beautiful angels come Anna ama chiamarli) tutto ciò di cui hanno bisogno per costruirsi il loro futuro, per realizzare i loro sogni.

Ora anche un accenno più generale a KIDS’ DREAM: ci piace definirci “creatori di opportunità”, nel senso che garantendo assistenza di base nel campo della nutrizione, delle cure sanitarie e dell’istruzione, vogliamo mettere i bimbi meno fortunati nella condizione di poter avere in mano il proprio futuro. KIDS’ DREAM (Il sogno dei bambini) per noi è questo: tutti i bambini hanno dei sogni meravigliosi, vogliamo metterli nelle condizioni di poterli realizzare, semplicemente come ogni bambino sulla terra dovrebbe avere il diritto di fare.

Kids should be the priority, aiutaci a realizzare i sogni dei bambini!

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“Perché lo facciamo…”

Siamo Andrea Citro e Monica Samaritani genitori di Aurora, un piccolo angioletto la cui scomparsa ha mutato completamente le vite.
La nostra storia inizia come tante altre: una mattina di fine agosto un test di gravidanza, di quelli che si comprano in farmacia, ci informa che saremmo diventati una mamma ed un papà… la felicità era incontenibile, le emozioni tantissime, le paure altrettante… e i dubbi?! Mille domande hanno iniziato a “fiorire” nella nostra testa: ma questi test sono attendibili? Ne facciamo un altro per sicurezza? Non è meglio chiamare la ginecologa e fare una visita? Dobbiamo fare altri esami? Decisione: facciamo tutto, così siamo sicuri. E così è stato… secondo test positivo, appuntamento con la ginecologa preso, esami del sangue per le Beta prescritti, speranza…

Di lì a pochi giorni, in ambulatorio, il prelievo del sangue mostrava nei risultati l’aumento delle Beta HCG, allora era tutto vero…stava crescendo una vita dentro di me!
Arriva così il giorno dell’appuntamento con la ginecologa che ci accoglie con un gran sorriso, mi chiede come sto, ci fa accomodare, le mostro gli esami effettuati, inizia la visita e la sua espressione del volto cambia…si gira verso di me e mi dice che non trova nulla ed in un momento ansia e paura ci assalgono. Ma come è possibile? Gli esami parlano chiaro e lei aveva detto che erano tutti segnali positivi! Decide di controllare meglio ed ecco comparire lì, sul monitor, un puntino che sfarfallava velocissimo… ed è scoppiato l’amore.

Da quel momento abbiamo realizzato che saremmo stati genitori o, meglio, lo eravamo già!

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