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Pordenone 19 Maggio 2016

La Fondazione Bambini e Autismo ONLUS dona due tablet con “vi.co Hospital” all’Ospedale di Pordenone grazie anche alla onlus “1 caffè” che ha sostenuto l’iniziativa. Presto la donazione anche all’Ospedale Cattinara di Trieste.

Vengono donati oggi all’Ospedale di Pordenone da parte della Fondazione Bambini e Autismo onlus due tablet integrati con l’applicazione “vi.co Hospital” realizzata dalla Fondazione Bambini e Autismo con la collaborazione dell’Ospedale stesso.
Da pochi giorni infatti “vi.co” hospital è divenuto disponibile anche per il sistema Android ed è scaricabile quindi non più solo su iPad ma anche su tablet e cellulari.

I tablet donati dalla Fondazione ai due dipartimenti di emergenza dell’Ospedale, ovvero il Pronto Soccorso e il Pronto Soccorso Pediatrico, vanno così a integrare le facilitazioni che l’Ospedale mette a disposizione dei pazienti con autismo andando a rafforzare ulteriormente il Protocollo in atto per l’accoglienza delle persone autistiche scritto assieme alla Fondazione.
Il Protocollo prevede infatti attività di formazione reciproca, un vademecum operativo specifico, nonché la messa a disposizione di una stanza con standard progettuali “autism friendly” dotata di supporti per la comunicazione tra cui da oggi anche il nuovo tablet con “vi.co Hospital”.

“Crediamo che questo sia un altro tassello” dice il Direttore della Fondazione Bambini e Autismo Davide Del Duca “di un rapporto di collaborazione ormai consolidato che ha il risultato di incidere davvero nella qualità dell’accoglienza ospedaliera di tanti bambini e adulti con autismo. Altri ospedali e professionisti si stanno interessando da più parti all’esperienza pordenonese come ad un esempio concreto di ciò che con la volontà e il lavoro comune attorno a un obiettivo si può creare”.

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Dagli elefanti all’empowerment delle donne: la nascita di Istituto Oikos raccontata dalla sua presidente

La storia di Istituto Oikos in Tanzania comincia sulle rotte migratorie degli elefanti nel parco nazionale del Tarangire, in quelle terre cotte dal sole appena sotto l’equatore.
Nel giugno del 1996, un gruppo di giovani zoologi che sognavano l’Africa raggiunge la Tanzania con un chiaro obiettivo in mente: applicare gli strumenti di gestione e monitoraggio della fauna alpina alla fauna selvatica africana. Durante lo studio abbiamo testato, per la prima volta in Africa, il sistema di radiocollari sugli elefanti. È stata un’operazione enorme, pericolosa e delicata, ma la abbiamo portata a termine con successo. Non solo: siamo anche riusciti a testimoniare il fenomeno del bracconaggio, pratica indiscriminata più che diffusa nel paese.
Non sai mai cosa aspettarti da un elefante: è un attimo, e può succedere di tutto. Le comunità locali lo sanno e, se da una parte li cacciano senza riserve, dall’altra li temono, molto più di noi. Al tempo stesso, la confidenza che hanno con loro è incredibile: durante uno dei monitoraggi, ricordo di aver sentito la terra tremare sotto i piedi. Mi sono voltata e ho visto due giganti scappare a più non posso da due bambini che battevano furiosamente le mani e pestavano i piedi come diavoletti impazziti. Dietro quell’aspetto placido e maestoso, gli elefanti nascondono un’indole imprevedibile. Osservare i loro comportamenti è un’esperienza che lascia senza fiato.
Nel corso degli anni Oikos si è specializzata in diversi ambiti di intervento: riqualificazione del territorio, monitoraggi faunistici, supporto ai piccoli agricoltori e pescatori nel Sud del mondo, promozione di energie rinnovabili, campagne di educazione ambientale per studenti e cittadini in Italia, in Europa e nei Paesi in via di sviluppo. Uno dei temi che ci sta più a cuore è l’empowerment femminile. Fin dagli inizi della nostra avventura in Tanzania, ci siamo impegnati per migliorare le condizioni di vita delle donne vulnerabili, prive di diritti, di capitale, di prospettive lavorative e di inclusione sociale.
Vent’anni fa, le donne del villaggio di Mkuru, situato nella regione di Arusha (nord della Tanzania) si dedicavano quasi esclusivamente ad una sola attività: il taglio degli alberi per la produzione di carbonella. Un giorno le abbiamo incontrate tutte per spiegare loro quanto questa pratica fosse dannosa per la loro salute e quella dell’ambiente. “Ma se vi aiutassimo a vendere i gioielli tradizionali Maasai, vi impegnereste ad abbondare questa attività?” abbiamo chiesto a cinquanta donne che ci guardavano incuriosite e un po’ spaesate. È bastata quell’unica frase, e cento mani tese hanno cominciato ad applaudire : “Ci siamo, ci siamo!”, gridavano, con un grande entusiasmo e desiderio di poter sperare in qualcosa.
Da quel giorno, tutti i giorni, collaboriamo con le donne delle comunità locali per aiutarle a costruire un futuro migliore, per se stesse e per le proprie famiglie. Oikos, convinta che la gestione attenta e sostenibile delle risorse ambientali sia alla base di qualunque processo di sviluppo, cerca di indicare loro le soluzioni più sostenibili per conciliare antiche tradizioni e valori con lo sviluppo socio-economico.
Avvio di piccole imprese sociali, corsi formazione professionale, campagne per i diritti delle donne e per il miglioramento della nutrizione. I modi sono tanti, ma l’obiettivo è uno: aiutare le donne a diventare indipendenti dal punto di vista economico e supportarle nell’affermazione del proprio ruolo come madri, figlie, imprenditrici, custodi dell’ambiente e promotrici del cambiamento.
www.istituto-oikos.org

27 Agosto 2006 la storia di Monica

27 Agosto 2006
Furono momenti interminabili, quando il medico ci chiamò dicendo che Monica era entrata in coma e loro sarebbero intervenuti tempestivamente!!
Noi salimmo in reparto di terapia intensiva ed iniziammo la lunga attesa!
L’orologio segnava le 11.15.
Nel giro di poco tempo ci trovammo circondati da amici e parenti, ricordo l’abbraccio di ognuno di loro, nessuno riusciva a parlare, i loro occhi parlavano per loro e mi supplicavano di farli restare ad aspettare Monica!!
Le lancette giravano ma nessuno usciva da quella sala operatoria!!
Per la prima volta non potevo aiutare la mia sorellina, ero impotente,il dolore era fortissimo e nonostante la vita non facile che avevo vissuto negli anni precedenti questa era la più straziante ( o almeno cosi credevo!!)
Finalmente la porta alle 17.00 si aprì, il medico disse che l’intervento era finito e Monica sarebbe uscita dopo pochi minuti, infatti la vedemmo stesa sul lettino aveva metà della testa rasata e l’altra coperta dai sui bellissimi capelli lunghi neri .
Guardavo mio cognato che la baciava, le parlava mentre piangeva come un bambino tenendole le mani sulla pancia che portava in grembo il loro bimbo!!
La guardavo immobile aspettando un suo piccolo movimento e sperando che i suoi bellissimi occhi neri si aprissero!!
Sono stati mesi lunghi ma il 6 dicembre avvenne il miracolo!!
Un giorno programmato con cura da tutta l’equipe medica, un giorno indimenticabile…la nascita di mio nipote Jacopo!!
Poi la diagnosi crudele del perchè Monica ebbe questa devastante emorragia cerebrale, una parola ( Moyamoya)!!!!
Patologia a noi completamente sconosciuta, rarissima, asintomatica, da causa sconosciuta e degenerativa!!!
E ORA?????
Monica piano si riprende, cerca di condurre una vita normale con la sua famiglia pur restando paralizzata in tutta la parte sx del corpo.
La nostra vita viaggia parallela per nove anni fino a…
8 Marzo 2015
Una corsa in ospedale, il nostro medico che distrutto ci dice che è finita Monica questa volta non ce la può fare la dobbiamo lasciare andare.
Ecco il dolore più forte che mai si ripresenta e non se ne va più!!!
La nostra associazione è nata per Monica e per Lei deve continuare affinchè altre persone non debbano provare questo grande dolore.
Sosteniamo concretamente la ricerca, aiutiamo i pazienti che arrivano da tutta Italia, siamo appoggiati da un’equipe medica dell’ospedale Papa Giovanni a Bergamo.
Oltre all’aiuto medico cerchiamo di sostenerli anche economicamente ospitandoli il tempo previsto per l’intervento.
I nostri progetti oltre a quelli già in corso sono quelli di acquistare un piccola struttura(peraltro già individuata) vicino all’ospedale per facilitare la loro permanenza.
LA VITA FINISCE L’AMORE NO!!!!!